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Le aree protettee i parchi naturali
Iparchi e le riserve naturali, le oasi faunistiche, le aree protette che caratterizzano il paesaggio dellaBasilicata rappresentano un suggestivo intreccio di natura e cultura. Nel loro interno, infatti,
sono conservati e custoditi non solo specie faunistiche e floristiche rare, ma anche i valori storici
e culturali della regione. Il 30% del territorio è quindi area protetta con un parco nazionale
(Pollino) e due parchi regionali (Gallipoli Cognato - Piccole Dolomiti Lucane, Parco archeologico -
storico - nazionale delle Chiese rupestri del Materano) e sei riserve naturali regionali (Pantano di
Pignola, Lago Piccolo di Monticchio, Abetina di Laurenzana, Lago Laudemio di Lagonegro, Bosco
Pantano di Policoro e Oasi di San Giuliano).
PARCO NAZIONALE DEL POLLINO
Il Parco Nazionale del Pollino che è il più grande d’Italia segna i confini meridionali della Basilicatae si eleva oltre i duemila metri: le cime più alte monte Grasta (1465 m), serra del Prete (2181m),
monte Pollino (2248 m), serra Dolcedorme (2267 m) e serra di Crispo (2053 m) costituiscono il
cuore del parco.
Si estende per circa 192.000 ettari e nel versante lucano è caratterizzato da numerose sorgenti e corsi
d’acqua limpida e fresca (alcuni con proprietà oligominerali) che solcano le rocce ed attraversanoboschi, valli e gole. Il Peschiera, il Sarmento, il Frido, il Lao, il Raganello sono fiumi e torrenti di
straordinaria suggestione e pregio naturalistico.
La presenza di gole ampie e profonde rende possibile la nidificazione di molti rapaci tra gli altri l’aquilareale, il nibbio reale, il falco pellegrino, lo sparviero e il gufo reale.
Lo scenario naturale conserva ancora oggi reperti della storia morfologica e geologica e tracce delle
vicissitudini paleoclimatiche del passato. Grandi glaciazioni, neve, pioggia e vento hanno segnato l’a-
spetto del massiccio: forme glaciali si conservano nell’area circoscritta dalle cime di Serra del Prete,Monte Pollino, Serra Dolcedorme, Serra delle Ciavole, Serra di Crispo.
L’azione congiunta di neve, acqua e aria ha inoltre determinato l’aspetto carsico del paesaggio delPollino con grotte, pizzi, voragini, caverne, fiumi sotterranei, lasciando in superficie doline, campi solcati,
valli chiuse, monoliti rocciosi. Un esempio di fenomeni carsici è quello attestato dall’abisso diBifurto, ma anche dalle voragini e dalle grotte di Serra del Gufo; dalle grotte della Manfradiana; da
quelle della Manca e della Sirena e da molte altre.
L’ultimo periodo di glaciazione (avvenuto circa 100 milioni di anni fa) ha consentito il passaggiodella vegetazione dai Balcani all’Italia meridionale: ciò ha consentito ai pini loricati di attecchire sualcune montagne della Basilicata, della Campania e della Calabria. Con la fine del periodo glaciale il
livello del mare è risalito e il pino loricato, incalzato dal faggio, si è ritrovato sulle cime più alte del
meridione.
Oggi il pinus leucodermis è il simbolo del Pollino e sopravvive in oltre 2000 esemplari sulle cime diSerra di Crispo, Serra delle Ciavole, Monte Pollino, Monti dell’Orsomarso e Serra Dolcedorme.L’albero prende nome dalla sua corteccia grigio-chiara simile ad una corazza, forma radi boschi ed èlocalizzato per lo più in tratti denudati ed aspri, sui costoni, sui crinali e sui detriti di falda.
La vegetazione è ricca e diversificata in fasce altitudinali: nelle zone prossime alla costa prevale la
macchia mediterranea con la presenza di leccio, mirto, roverella, acero minore e corbezzolo; oltre gli
800 m fino ai 1100 m, nella fascia sopramediterranea, dominano le diverse varietà di querce (roverella,
cerro, farnetto, castagno, ontano napoletano, carpino orientale ecc.); nella fascia montana prevale
la faggeta pura o in formazioni miste con castagno, cerro ed aceri; nelle quote più basse il faggio si
accompagna all’agrifoglio e all’acero d’Ungheria; sul versante settentrionale del Parco il faggio si trovaassociato all’abete bianco.Dal punto di vista faunistico l’area del Pollino è fra le più ricche dell’Italia meridionale: fra gli insettisi attesta la presenza di due coleotteri il Buprestis splendens e la Rosalia alpina. Le zone aride del Parcoospitano esemplari di malmignatta, un ragno rosso e nero dal morso doloroso e tossico.
Tra gli "ospiti" abituali del Parco figurano testuggini, picchi (nero, verde, rosso maggiore), allodole,
puzzole, lontre, martore, cinghiali, caprioli, ghiri, istrici, lepri, pipistrelli.
Il Parco Nazionale del Pollino ha intrapreso diverse attività per la salvaguardia e la valorizzazione del
lupo (Canis lupus), che fino al secolo scorso era abbastanza frequente in tutte le aree montuosedell’Appennino centro-meridionale. Oggi, invece, la scomparsa dei grandi erbivori e il bracconaggiohanno notevolmente ridotto il numero di esemplari ed incontrare un lupo è un evento rarissimo.
Altro tratto caratteristico del Pollino è la presenza, nell’area sud orientale, di comunità "arberesh"(San Costantino Albanese, San Paolo Albanese, San Basile, Plataci, Civita, Frascineto), insediatesi
tra il XV e il XVI secolo. Queste comunità hanno mantenuto intatte le loro cerimonie civili e religiose,
le tradizioni, i costumi, i canti popolari, la loro parlata.
PARCO DELLE CHIESE RUPESTRI DEL MATERANOIl paesaggio arido e brullo della Murgia materna, risultato dell’azione erosiva di acqua, vento e ghiaccioè formato da calcari bianco-lunari, solchi e gole, depressioni, solcature carsiche e doline.
La Gravina lungo cui si sviluppa la città di Matera corrisponde all’alveo di una antico corso d’acquache un tempo solcava le Murge, collegando l’area al mar Ionio. Pareti alte e ripide, piccoli ed isolatirilievi, grotte e cavità, altipiani e pianori contraddistinguono la Gravina di Matera.
L’intera area dell’altopiano murgico materano con le sue gravine è di notevole interesse naturalistico:la natura acida e calcarea del terreno favorisce la fioritura di alcune orchidee uniche e rare , inoltre
una recente ricerca dell’Istituto di Botanica dell’Università degli Studi di Bari ha portato alla scopertadi nuove entità floristiche.
A testimonianza della più ricca e varia vegetazione del passato restano sul costone sinistro della
Murgia due complessi boschivi: quello del Comune ed il bosco di Lucignano. Il loro manto boschivo
è caratterizzato da un querceto a roverella, da pino d’aleppo, ginepro e biancospino.La fauna è ricca di uccelli come allodole, calandri, merli, tordi, gufi reali; il grillaio, un rapace coloniale,
raro per queste zone, vola nel periodo che va da aprile ad agosto sui dirupi delle gravine e sui
ripiani della Murgia.
Le numerose cavità e grotte, solcate dal torrente Gravina, sono i luoghi della cosiddetta civiltà rupestre.
Un esempio tra i più interessanti è rappresentato dal villaggio Saraceno costituito da una sessantina
di cavità poste a diverse altezze.
In diverse località della Murgia materna sono stati scoperti villaggi risalenti al periodo neolitico:
Murgecchia, Murgia Timone, Tirlecchia. All’età dei metalli, ossia quella appenninica risalgono leprime testimonianze del centro di Matera rinvenute alla Civita e presso la Cattedrale. Con l’arrivo deiGreci e dei Romani gli agglomerati agricoli della Murgia vennero gradualmente abbandonati per essere
poi di nuovo rifrequentati nel corso del Medioevo (in questo periodo i templi pagani si trasformano
in luoghi di culto cristiano).
Durante l’Alto Medioevo asceti ed eremiti cominciarono ad abitare nelle numerose cavità, adattandole rocce di tufo o il duro calcare alle esigenze abitative e di culto dell’epoca: eremi, cenobi, cripte,laure e basiliche ipogee.
Le oltre 150 chiese rupestri del materano testimoniano la presenza di monaci brasiliani e benedettini.
Tracce di tipo bizantino sono presenti nell’impianto architettonico e negli affreschi delle chiese diSan Gregorio, di Santa Barbara e di San Luca, mentre impronte latine e romane caratterizzano la chiesa
di Santa Maria della Valle e la Cripta del Peccato Originale, l’unica in cui sono testimoniate scenedel Vecchio Testamento.
PARCO REGIONALE DI GALLIPOLI COGNATO - PICCOLE DOLOMITI LUCANE
L’attuale foresta di Gallipoli Cognato che si estende su una superficie complessiva di 4.159 ettari,abbraccia i comuni di Accettura, Oliveto Lucano e Calciano.
Dopo aver subito due incendi devastanti parte della foresta, nel 1948, è stata abbattuta abusivamente
e messa a coltura; al posto delle secolari querce sono stati piantati cipressi e conifere. Attualmente una
parte dell’area è ricoperta da fustaie di latifoglie, da cerri e roverelle, da pini, cipressi, mentre un’altraè costituita da terreni non boscati, prati, pascoli nudi, strade, fabbricati.
Nel bosco di Cognato dominano, ancora oggi, imponenti esemplari secolari di cerro, acero, carpino
bianco. Il sottobosco è ricco di piante tipiche della macchia mediterranei e tra i massi attecchiscono
felci, edere.
Il bosco di Gallipoli - Cognato è stato studiato con attenzione da diversi botanici, tra i quali Orazio
Gavioli, il quale ha sottolineato che "la flora della foresta è particolarmente interessante da un punto
di vista fitogeografico per i suoi rari endemismi, per le affinità con le regioni limitrofe."
Numerosi gli animali che si aggirano per la foresta, in particolare lupi, tassi, donnole, lepri, faine,
vipere, rettili geco e tanti altri.
Una grande varietà di uccelli (capinere, usignoli, merli, pettirossi ecc..) si aggirano per il bosco ed
utilizzano le zone circostanti per il cibo e la nidificazione.
A circa 1100 metri, sul monte La Croccia, sorge un’antica fortificazione, che probabilmente fungevada campo militare e civile per la tribù degli Utiani, un’antica popolazione lucana (metà del IV secolo)stanziata nella media ed alta valle del Basento.
La catena montuosa delle Dolomiti Lucane è caratterizzata da guglie irte ed aspre, che incornicianoil paesaggio compreso tra Albano e Campomaggiore, nella valle del Basento.
Le Murge di Castelmezzano e la Costa San Martino sono le cime principali, mentre la catena degrada
verso sud-est con le cime del Monte Corazza e con i monti dell’Impiso, dalle guglie meno aspre.Pioggia e vento hanno scalfito forme e figure dall’aspetto caratteristico, come ad esempio la civetta chedomina il paese di Pietrapertosa.
Le pareti più alte della catena nelle fessure ospitano cespugli di leccio, carpino orientale tipici arbusti
rupestri.
L’ambiente rupestre delle Dolomiti rappresenta l’habitat ideale per gli uccelli (gheppio, passero solitario,rondone alpino, falco pellegrino). La vegetazione è costituita da castagni, tigli, olmi ed aceri.
In fase di decollo è il Parco Nazionale della Val d’Agri-Lagonegrese, che rientra nel progetto "Ape"(Appennino Parco d’Europa), promosso da Legambiente, il cui obiettivo è di creare nell’Appenninodelle aree naturali protette per la tutela, la conservazione e la promozione del nostro patrimonio
ambientale.
RISERVA NATURALE REGIONALE DI SAN GIULIANO
L’Area del lago di San Giuliano nel comune di Miglionico (Mt), inserita in un contesto storicoambientaleed archeologico di notevole interesse, è stata riconosciuta nel 1976 dalla Regione Basilicata
come oasi di protezione e rifugio per la fauna stanziale e migratoria, inoltre è stata affidata nel 1989
al WWF-Italia per la gestione della parte naturalistica.
L’invaso artificiale (completato nel 1955) è stato creato in una gola profonda quasi 40 m e larga 300ed è stato alimentato dalle acque del fiume Bradano. Con le acque dell’invaso di San Giuliano vengonoirrigati 14.105 ettari di terreno, dei quali 6.215 sono in Basilicata mentre 7.890 si estendono in
Puglia. La superficie del lago si estende per 1.000 ettari e si incunea per 10 km nella media valle del
fiume Bradano.
La valle ha subito profonde trasformazioni: il tratto sommerso dall’invaso, un tempo, era ricopertoda boschi di alto fusto e le aree di fondovalle erano coltivate o utilizzate per il pascolo. Una testimonianza
dell’originario manto boschivo è offerta dal bosco "Le Coste" nel territorio di Grottole.A partire dagli anni sessanta per proteggere le sponde del lago dall’erosione fluviale sono stati realizzatirimboschimenti (circa 200 ettari) con pino d’aleppo, pino domestico, cipresso comune, eucalipto.All’interno delle fasce rimboschite si assiste ad un rinnovamento della vegetazione con la presenzadi roverella e leccio, mentre nel sottobosco favorito dalla presenza di umidità si annoverano lentisco,
alterno, mirto, ossicedro. Pioppi (bianco, nero, tremolo), salici ed olmi sono presenti lungo il tratto
immissario del fiume Bradano, mentre sulle rive semisommerse compare la tipica vegetazione palustre
(canne, tamerici).
Una ricca varietà d’orchidee spontanee (Orchis italica, Orchis morio, Orchis papilionicea) contorna learee circostanti il lago.
La costruzione dell’invaso ha determinato una drastica diminuzione delle specie ittiche del fiume,in particolare sono pochissime le trote e le anguille che, a causa dello sbarramento non hanno la possibilità
di raggiungere il mare.
Nel tratto di fiume immissario del lago sono, però, presenti granchi e cozze di fiume, gamberetti
d’acqua dolce ed altri molluschi. A valle dell’invaso artificiale vivono testuggini d’acqua e testugginicomuni;. inoltre l’area del lago è frequentata da ricci, talpe, volpi, faine, donnole e tassi.Nella zona faunistica del lago sono presenti per tutto l’anno circa 140 specie d’uccelli tra i quali svassomaggiore, gheppio, gabbiano comune, capinera, cinciallegra, civetta, cappellaccia, merlo ecc.. In
primavera e in estate giungono anche il gruccione, il martin pescatore (che nidifica lungo il Bradano),
le pavoncelle, il pendolino che è anche il simbolo dell’oasi.L’oasi di San Giuliano è dotata di un centro visite con una sala convegni e un mini-bar, di camminamentie capanni d’avvistamento per l’osservazione dell’avifauna.RISERVA NATURALE REGIONALE LAGO PANTANO DI PIGNOLA
Nei dintorni della città di Potenza si trova l’Oasi e Riserva Naturale Regionale Lago di Pignolagestita dal WWF-Italia, che ha sottoscritto nel 1988 la convezione d’affidamento con il consorzio disviluppo industriale della provincia di Potenza.
Il lago di Pignola collocato nella depressione del territorio del comune di Pignola delimitata a nordovest
da Serra Stantera e a sud-est da Serra San Marco ha la tipica vegetazione palustre.
L’area protetta del lago è un’importante stazione di transito e di nidificazione per numerosi uccelli:tuffetto, folaga, gallinella d’acqua, porciglione ed altre specie. D’inverno le acque del lago sono frequentateda anatre tuffatrici e folaghe. Seppure limitata sussiste una zona alberata e arbustiva costituita
da salici, pioppi, rosa canina, ontani. Vicino alle sponde del prevale la vegetazione palustre con
la canna di palude che raggiunge gli oltre due metri d’altezza, la tifa e varie specie di giunchi.Nei pressi dell’oasi sono stati realizzati un centro visite, dotato di sale per mostre e convegni, capannie camminamenti che permettono di osservare le diverse specie di uccelli che frequentano l’oasi.Sono state inoltre realizzate anche delle voliere per il recupero di uccelli rapaci che, raccolti feriti vengono
affidate alle cure di un veterinario.
RISERVA NATURALE REGIONALE LAGO PICCOLO DI MONTICCHIO
La foresta di Monticchio, che abbraccia in complesso una superficie di 2368 ettari, si estende suoltre 2068 ettari in territorio del comune di Atella e su 229 ettari in territorio del comune di Rionero
in Vulture.
I due impianti artificiali (lago piccolo e grande) sono stati realizzati con l’impiego di abeti bianchi,pini, cedri, larici. La vegetazione lacustre contorna le sponde del lago grande, mentre piante acquatiche
come ad esempio la ninfea bianca sono presenti nelle acque del lago piccolo. Nei laghi e nei torrentidel Vulture vivono trote, anguille, carpe, tinche.
Purtroppo, la flora acquatica e la vita dei pesci sono insidiate dagli scarichi inquinanti delle barche
a motore che hanno il permesso di attraversare il lago piccolo. Diverse specie di pesci frequentano la
zona dei laghi: svasso maggiore, folaga, beccaccia, cannaiola.
Grande importanza dal punto di vista ecologico-ambientale riveste l’area del bosco di Grotticelle,collocato tra la media valle del fiume Ofanto e le pendici del monte Vulture. Nella zona vegetano
acero, tiglio, frassino.
Fiore all’occhiello di questo bosco è la Fraxinus oxycarpa, una pianta di origine balcanica, rifugiopreferito della falena Acanthobrahmanea europea, che bene si mimetizza con le cortecce di frassino.Per proteggere questa farfalla notturna, in pericolo d’estinzione, è stata istituita dallo Stato una riservanaturale, unico provvedimento legislativo in Italia per la difesa e la tutela di una farfalla.
Attorniata da lecci e cerri è l’Abbazia di San Michele raggiungibile attraverso un sentiero in pietrache si inoltra tra i boschi, insieme a quella di Sant’Ippolito rappresenta un’importante testimonianzadel fatto che intorno all’XI sec. l’area fosse frequentata dai monaci basiliani.

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PANORAMICA DEL 15 AGOSTO 2003 (index.htm)
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LA TELEFONIA MOBILE 

La svolta si ebbe con l'introduzione dei sistemi cellulari. L'idea base fu concepita negli anni '40, sperimentata negli anni '60, introdotta in sistemi commerciali negli anni '80.

I sistemi non cellulari, effettuano trasmissioni di tipo broadcast (come radio e TV): utilizzando trasmettitori di potenza elevata per coprire una vasta area. Se il numero di utenti non è ridottissimo si ha così un enorme fabbisogno di frequenze radio, tale da impedirne l'effettiva realizzazione.

I sistemi cellulari che realizzano le reti radiomobili, applicano la tecnica del riutilizzo delle frequenze: una frequenza, canale, viene utilizzata più volte in, luoghi diversi sufficientemente lontani tra loro.

Si suddivide il territorio, l'area di servizio, in sottoaree, di dimensioni limitate, denominate celle . Ogni cella è servita da una stazione radio base che trasmette su un certo set di canali radio, diversi da quelli utilizzati nelle celle adiacenti, per evitare interferenze.

Ciascuna cella opera però con potenza ridotta e ciò consente di riutilizzare le frequenze in celle non adiacenti. Generalmente vengono utilizzate forme regolari di celle per coprire un'area di servizio. Teoricamente si possono immaginare di forma esagonale, anche se in realtà la loro forma risulta poi irregolare a causa della non omogenea propagazione del segnale radio, dovuta principalmente alla presenza di ostacoli.

Se durante gli spostamenti l'utente passa da una cella ad un'altra, è necessario che il terminale mobile si sintonizzi su una nuova frequenza , tipicamente quella ricevuta meglio tra le frequenze della nuova cella. Ciò è indispensabile durante una conversazione per evitare la caduta della comunicazione; la procedura con la quale si effettua il cambio di frequenza nel passare da una cella all'altra viene detta handover.

Nei sistemi cellulari, aumentando il numero delle celle che coprono una certa area e perciò riducendo la loro dimensione, aumenta la capacità del sistema cioè il numero di utenti gestiti ma, diminuisce la distanza di riuso delle frequenze (cioè la distanza tra due celle che usano lo stesso canale) ed aumenta perciò l'interferenza tra canali che utilizzano la stessa frequenza (interferenza cocanale) ed aumenta il numero di handover che il sistema deve effettuare durante una conversazione. Perciò la dimensione delle celle non può scendere al di sotto di certi valori e si ripresenta il problema del limitato numero di frequenze disponibili.

In uno studio sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, l'Istat sottolinea come ormai il 78,2% delle famiglie abbia un cellulare. Ma è il televisore a detenere ancora il gradino più alto del podio: non ci rinuncia il 96,4%. Bene anche pc e internet

Il telefonino ha ormai superato, quanto a diffusione, tutte le altre tecnologie: ma non la televisione, che resta l'incontrastata regina delle famiglie italiane. A dirlo e' l'Istat, che in uno studio sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione sottolinea come ormai il 78,2% delle famiglie abbia un cellulare, ma anche che il 96,4% non rinuncia al televisore. 

Tra gli altri strumenti, spiccano i progressi fatti da personal computer e Internet, che pero' risentono in maniera massiccia delle differenze generazionali, con le famiglie composte da soli anziani che restano ai margini dello sviluppo tecnologico. L'istituto di statistica ha tratto le informazioni dall' indagine 'Aspetti della vita quotidiana' svolta nell'ottobre 2003 su un campione di circa 20mila famiglie, per un totale di 55mila persone. 

Dallo studio emerge che la tecnologia che ha messo a segno la crescita piu' robusta e' stato il telefono cellulare, passato dal 27% del 1997 al 78% del 2003. Una galoppata che, tuttavia, non permette al telefonino di scalzare il tv color dal primo posto. Senza contare che le famiglie che hanno due o piu' televisioni sono ben il 47%, contro il 43% di sei anni fa. 

Ma gli italiani, oltre a guardare la televisione a tutte le ore del giorno e a parlare al telefonino in ogni occasione possibile, a giudicare dai risultati dell'indagine cominciano anche a navigare su Internet. Nel 42,7% delle case c'e' un pc (contro il 16,7% del 1997) e il 30% e' collegato alla rete. Molte sono poi le famiglie che hanno un videoregistratore (67%) e un impianto stereo (55,7%). Se la tv ce l'hanno praticamente tutti, e quindi senza distinzione di eta' o reddito, non altrettanto si puo' dire delle altre tecnologie. 

A partire proprio dal telefonino: il 95% delle famiglie con almeno un minorenne ne ha almeno uno, contro il 33% delle famiglie di soli anziani. Forti differenze tra le due tipologie di famiglie si notano anche sul possesso del videoregistratore, dell'impianto stereo e del personal computer (60 punti). Anche il livello di istruzione fa la differenza: in particolare nelle famiglie in cui il capofamiglia e' laureato il possesso di pc e' al 78% e l'accesso a Internet al 65%. 

Le differenze dovute al territorio, invece, sono piu' ridotte rispetto a quelle generazionali e per status sociale, con un divario che non supera quasi mai i 10 punti percentuali. In generale, comunque, sono le famiglie del Centro e del Nord a possedere quote piu' elevate di beni tecnologici. In generale, comunque, quasi il 40% della popolazione usa il Pc, mentre il 30% naviga su Internet. 

Restano, tuttavia, forti differenze generazionali, di condizione lavorativa e di territorio, ma anche di genere: le donne che si servono di un pc sono il 34%, contro il 44% degli uomini. Un andamento che si registra anche per quanto riguarda Internet: la navigazione in rosa e' ferma al 25%, mentre quella maschile e' al 35%.

Ormai non se ne può più fare a meno. L’89 per cento degli italiani possiede un telefono cellulare. Ma non basta, perché il nove per cento ne possiede fino a quattro.

 Questo è quanto esce fuori da un sondaggio sulle nuove tecnologie della Federcomin- Anie La crescita esponenziale dei cellulari in Italia è ancora più evidente se si considera che dai dati di appena tre anni fa, nel 2000, risultava che nel 70% delle famiglie 'abitava' un cellulare personale mentre solo nel 3% delle famiglie ce n'erano 4 o più. Con una crescita, tra l'altro, "che risulta rallentata, causa la saturazione del mercato".

 L'ingresso del cellulare personale all'interno delle famiglie e il numero dei cellulari personali disponibili in media in ogni famiglia "hanno un livello di omogeneità sul territorio che è uguagliata solo dalla omogeneità della penetrazione di apparecchi televisivi in casa".

 Ormai, come i numeri dell'indagine dimostrano, non è unico il 'mobile' a persona. Ognuno ha preferito dotarsi di più apparecchi per le diverse relazioni sociali. Da quello di lavoro al privato, il cellulare diventa indivisibile dal proprietario e, in un certo senso, ne gestisce la vita. 

La telefonia mobile ha cambiato lo stile comunicativo di molti individui e di intere famiglie, contente di avere sempre 'sotto controllo' gli appartenenti al gruppo. La ricerca dice che nel 2002 la penetrazione del cellulare risultava, presso le famiglie italiane, pari all'86%, cioè circa 2,1 cellulari per famiglia. 

Per utilizzarlo al meglio

Ecco alcuni suggerimenti per te che sei ancora un principiante (ma non solo...)
che ti aiuteranno ad utilizzare il tuo cellulare nel modo più corretto e proficuo.

Come caricare la batteria

In genere un cellulare nuovo viene venduto con la batteria mezza carica. Fallo scaricare completamente tenendolo acceso e quando è completamente scarico mettilo in carica per circa 10/12 ore. Ripeti questa procedura altre due volte: solo a questo punto il telefono avrà raggiunto la carica massima possibile e potrai metterlo in carica per il tempo strettamente necessario, che varia, a seconda dei modelli, da un’ora e mezza a cinque ore.

Effetto memoria

Ecco il principale problema che bisogna affrontare quando si carica un cellulare. Con “effetto memoria” si intende la progressiva perdita d’autonomia del telefono se non viene caricato correttamente. La procedura corretta è molto semplice: carica il telefono soltanto quando la batteria è completamente esaurita, altrimenti memorizzerà solo la nuova carica e pian piano diminuirà l’autonomia. Questo problema si verifica soprattutto con le batterie al Cadmio, ma anche quelle verdi non ne sono esenti. Migliore, invece, la situazione per la batteria al litio, che può essere caricata anche se non è completamente scarica, perché non assume l’effetto memoria.

Proteggilo con una custodia

Il telefonino, nella maggior parte dei casi, è un apparecchio molto fragile ed è naturalmente soggetto a piccoli urti e cadute. Per evitare che possa danneggiarsi consigliamo di dotarlo sempre di una custodia:ne esistono di varie marche e modelli.
Sono utili anche per preservarlo dagli agenti atmosferici e dalla polvere che,
entrando nel display, potrebbero danneggiarlo.

Non parlate a lungo

Il cellulare non è considerato uno strumento particolarmente salutare, poiché è fonte di emissione di onde elettromagnetiche. Il consiglio che vogliamo darti, pertanto, è di non stare troppo a lungo con il cellulare attaccato all’orecchio: evita conversazioni che durano minuti e minuti, ma parla soltanto per il tempo strettamente necessario. Sembra una banalità, ma spenderai anche molto meno! In ogni caso, quando possibile, usa gli auricolari, che quantomeno allontanano di qualche prezioso centimetro il terminale dal nostro corpo.

Attento alle tariffe

Esistono tanti gestori e tanti piani tariffari. Pertanto, quando è il momento di scegliere la tariffa, perdici pure un bel po’ di tempo, perché tra l’una e l’altra esistono sensibili differenze che possono farti risparmiare non poco. In generale, possiamo dire che ogni gestore tende a favorire con tariffe economiche le chiamate tra propri abbonati e a penalizzare le chiamate dirette verso altri gestori. E’ la prima cosa da tener presente: guarda tra i tuoi familiari ed amici, e se un gestore prevale sull’altro possibilmente scegli anche tu lo stesso. Occhio poi alle fasce orarie: alcuni gestori applicano tariffe più convenienti a determinati orari. Pertanto, se utilizzi il cellulare prevalentemente in un’unica fascia del giorno, cerca il gestore per te più conveniente.

I giusti accessori

Alcuni accessori rivestono un’importanza maggiore di altri. Auricolari, custodie, caricabatterie da viaggio e da tavolo, ad esempio, contano di più dei gusci di ricambio o dei supporti auto. Se poi passi molto tempo in macchina, diviene indispensabile il kit vivavoce (fisso o mobile) ed il smsaffari-in auto, che consente di caricare la batteria in ogni momento, attaccandolo alla presa per l’accendisigari.

I brevi messaggi di testo

Sono utilissimi ed utilizzatissimi.Tutti i cellulari (a parte quelli analogici o Etacs, esemplari ormai in estinzione) consentono di scrivere ed inviare ad un altro cellulare i cosiddetti SMS, vale a dire brevi messaggi di testo (massimo 160 caratteri) in cui dire le più disparate cose. Il costo varia dalle 200 alle 250 lire, a seconda del gestore prescelto. La procedura è identica da gestore a gestore: l’unica cosa che varia è il numero del Centro Servizi che bisogna memorizzare nel telefono. Poi, tramite tastiera, si scrive il messaggio e si sceglie il destinatario, o prendendolo dalla rubrica del telefono o immettendo direttamente il numero. Facile, rapido ed economico!

Usalo con discrezione

Talvolta lo squillo di un telefonino può risultare inopportuno: meglio non abusarne. Ricordati sempre di spegnerlo al cinema, a teatro, durante una riunione d’affari e così via. Se proprio non puoi fare a meno di ricevere una chiamata, scegli un cellulare dotato di vibracall, che fa vibrare (e non squillare) il telefonino quando si riceve la chiamata.
Il cellulare, poi, non va esibito, sia per motivi di sicurezza (i ladri sono sempre in agguato) che di buona educazione o semplicemente buon gusto (ad esempio, non metterlo sul tavolo quando sei al ristorante…).

 

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Basilicata: la storia, il territorio,l’economia e le tradizioniLA STORIA
Il nome stesso della regione è legato a vicende storiche importanti ed è suscettibile di diverse interpretazioni.Secondo alcuni storici deriva dalla presenza dei monaci orientali Basiliani i quali
popolavano le località del materano dove, ancora oggi, ci sono ricche testimonianze di ricoveri
d’anacoreti, di chiese sotterranee e di cenobi.Per altri, invece, il nome è legato all’arrivo dei Bizantini (X secolo): è, infatti, in questo periodo chela regione acquisisce il nome di Basilicata (dal greco basilikós, amministratore bizantino della giustizia).Il toponimo Basilicata rimase quasi costantemente in vigore, ad eccezione di due brevi parentesi
nel 1799 e nel 1820 e del periodo compreso tra il 1939 e il 1947, allorché fu sostituito dalla denominazione
Lucania. Anche in questo caso l’origine del nome non è chiara. Per alcuni studiosi il nomederiverebbe dal latino lucus (bosco). La regione era, infatti, in epoche remote ricoperta di folte foreste,in seguito oggetto di disboscamento. Secondo un’altra versione storica il nome deriverebbe dalgreco lykos (lupo) riferendosi ai branchi di lupi che popolavano la zona. C’è poi chi ritiene che la parolasi richiami ai "Luci" lontanissimi progenitori giunti dall’Oriente attraverso le coste illiriche intornoal 1500 a.C. Crocevia di popoli, ha subito dominazioni e devastazioni, ha conosciuto splendori
ed ombre: originariamente abitata dagli Enotri, in seguito fu colonizzata dai Greci sulla fascia costiera
(sec. VIII-VI a. C.) e occupata dai Lucani (sec. V). Successivamente travagliata da lunghe lotte con
Sibari, Crotone (sec. IV) e Taranto (sec. III) e alleata di Pirro e Annibale durante la II guerra punica,
pur di sottrarsi al predominio dei Romani, venne infine conquistata da questi ultimi che, più tardi,
la incorporarono insieme al Bruzio nella III regione augustea. All’inizio del Medioevo, dopo le invasionidi Visigoti, di Goti e Ostrogoti, la regione (mentre si andavano consolidando varie chiese vescovili)
fu per molto tempo contesa tra i Bizantini occupanti la fascia costiera e i Longobardi attestati
all’interno. Nell’847 entrò a far parte del principato autonomo di Salerno, nato dalla divisione del
ducato longobardo di Benevento, mentre alcuni territori rimanevano ai Greci o venivano congiuntialla Puglia (Melfi, Montepeloso, Genzano, Forenza, Venosa, ecc.). Occupata dai Normanni (seconda
metà del sec. XI), subì un grave processo di frazionamento a cui venne posto termine solo intorno al
1130. La regione, comunque, non comprese più tutti i territori dell’antica Lucania, ma solo quelli dell’odiernaBasilicata. Le autonomie locali furono relativamente rispettate e le condizioni economiche
migliorarono notevolmente malgrado le frequenti lotte intestine e i saccheggi di campagne e città. In
quel periodo la zona del Vulture e i castelli di Melfi e di Lagopesole costituirono la residenza estiva di
sovrani e nella stessa Melfi Federico II promulgò, due secoli dopo (1231), le sue Constitutiones melfitanae.Succedutisi quindi nel governo Svevi, Angioini e Aragonesi, il loro dominio fu essenzialmente
caratterizzato da faide e contrasti tra popolo e signori da un lato e potenti locali e governo centrale
dall’altro. Il successivo dominio spagnolo, invece, portò un insperato e lungo periodo di calma, turbatosoltanto dalle prevedibili ripercussioni del moto masanelliano (1647-4Cool. I contrasti per il riscatto
dalle servitù feudali, la rapacità dei nuovi baroni e l’anarchia dei poteri pubblici non impedironoinfatti il relativo mantenimento della pace i cui benefici effetti si rivelarono anche in un certo incremento
demografico (111.000 ab. nel 1500; 196.000 nel 1648) che si accentuò poi notevolmente nel
sec. XVIII. Occupata dalle armi francesi dal 1806 al 1815, dopo la restaurazione borbonica la regione
fu fiorentissimo centro di numerose società segrete la cui azione fu ferocemente combattuta con
ogni mezzo. Nel 1848, così, la concessione dello statuto cadde in mezzo a una classe politica impreparata
ad accoglierlo e ugualmente avvenne nel 1860 con la spedizione di Garibaldi. Il passaggio al
nuovo ordine politico amministrativo del Regno d’Italia non migliorò di molto la situazione; si ebbeanzi il divampare del doloroso fenomeno del brigantaggio che mise in luce ancora una volta i violenti
contrasti sociali che travagliavano quei luoghi e che non poterono certo essere eliminati dalla dura
repressione del tempo. Nel secondo dopoguerra, nuovi tentativi di risollevare l’economia della regione,attuati con la riforma fondiaria e gli interventi della Cassa per il Mezzogiorno, non hanno dato i
frutti sperati.
IL TERRITORIO
La Basilicata si estende per 9992 km2 e conta solamente 609.596 (1995) abitanti, quindi è debolmentepopolata: 61 abitanti per km2, meno di un terzo della media nazionale.Di forma irregolare essa ha una posizione geografica marginale rispetto ai centri propulsori della vita
peninsulare italiana chiusa com’è dalle regioni circostanti: confina con la Campania ad ovest, la Pugliaa nord e ad est, la Calabria a sud; solo per brevi tratti si affaccia sui mari Ionio e Tirreno. Se si esclude
la stretta pianura costiera che si affaccia sul golfo di Taranto il territorio è quasi prevalentemente
montuoso con rilievi superiori ai 2000 metri. Essendo una regione tipicamente montana la Basilicata
presenta le caratteristiche peculiari dei luoghi alti: aria pulita, tranquillità, natura protetta.
I principali complessi montuosi che caratterizzano l’aspro paesaggio della regione sono:1) L’Appennino lucano inizia in Campania alla Sella di Conza (700 m) e termina in Calabria al Passodello Scalone (740 m). Nell’Appennino si alternano foreste con dorsali soleggiate e calanchi conl’aspetto di piccoli canyon (Val d’Agri). Boschi ricoperti di faggi caratterizzano i paesaggi del monte Volturino e di Moliterno. Importante opera idraulica è la diga del Pertusillo, che sbarra il
corso del fiume Agri e permette di incanalare il materiale fluviale e di evitare alluvioni. Al di là del
lago si estende la faggeta di Moliterno caratterizzata da enormi alberi che arrivano fino a 30 metri
di altezza.
2) Il massiccio del Pollino, dove sorge il Parco Nazionale, segna il confine meridionale della
Basilicata. È caratterizzato da una fitta rete di corsi d’acqua che solcano le rocce, attraversano ipiani e i boschi, rendono fertili i terreni. Da sempre simbolo del Pollino è il pino loricato (Pinusleucodernis), che purtroppo, oggi, rischia di estinguersi perché l’abete, il faggio e le altre coniferetendono ad invadere il suo territorio.
3) La catena del Sirino si trova in provincia di Potenza e comprende il monte omonimo e il monte
Papa circondato da due laghetti (Remmo e Zapano). Alla base del monte Sirino il lago è caratterizzato
dalla presenza nelle sue acque di trote ed è circondato di pioppi, querce, castagni e faggi.
Durante le escursioni, con un po’ di fortuna, è possibile incontrare qualche esemplare di volpe odi lupo.
4) Il Monte Vulture, un vulcano spento, si caratterizza per la presenza dei laghi di Monticchio che
originariamente erano due crateri separati da una stretta lingua di terra. Fa da cornice ai due specchi
d’acqua un folto bosco di faggi, querce, ontani, castagni, aceri e tigli.5) A poche km da Potenza, uno dei più alti capoluoghi di regione, svettano le montagne di Rifreddo
e della Sellata dotate di impianti sciistici. Intorno il paesaggio è caratterizzato da estesi boschi di
cerri, agrifogli, faggi e da un tappeto erboso di "stellina odorosa".
In prossimità di Matera lo scenario cambia e alle montagne si sostituiscono zone collinari e pianeggianti,
tra queste la piana ionica che occupa il litorale ionico (circa 40 km) ed è una terra ricca di agrumeti,
frutteti, orti e giardini. Quest’area gravita per lo più sul Metapontino, mentre alle spalle del litorale,quasi al confine con la Calabria, si trova il Bosco di Policoro, che conserva alcune centinaia di ettari
di verde. Nell’entroterra ionico spicca la famosa Murgia Materna il cui paesaggio, arido e brullo, è formatoda calcari bianco-lunari, ricchi di fenomeni carsici e di grotte naturali, scavato da gole e gravine.
I MARI ED I FIUMI
Forte dei suoi contrasti la regione vanta anche due sbocchi sul mare: a sud-ovest sul mar Tirreno e a
sud-est sullo Ionio.
La costa tirrenica lucana é caratterizzata da piccole insenature, promontori, isolotti, spiagge dorate,
grotte ed ha fondali rocciosi che si prestano alle osservazioni subacquee. Il centro propulsore del turismo
è Maratea, dotata di un piccolo porto turistico ben attrezzato e in grado di ospitare imbarcazioni
anche di grandi dimensioni.
La costa ionica presenta, invece, caratteristiche opposte a quella tirrenica: vasti arenili di sabbia finissima
giallo-dorata sono la peculiarità delle spiagge ioniche. Le località marine più note sono
Metaponto e Policoro, ma si stanno facendo strada anche Scanzano Jonico, Nova Siri, Pisticci e
Rotondella. Queste località hanno in comune spiagge molto ampie, frequentate da numerosi bagnanti
e acque cristalline.
La Basilicata è anche una terra ricca d’acque. I fiumi più importanti che l’attraversano sono cinque:Bradano, Basento, Cavone, Agri e Sinni. Sfociano tutti nel mar Ionio e il loro alveo è sproporzionato
rispetto alla quantità media di acqua portata. I laghi artificiali più noti sono il lago di San Giuliano,
il lago di Monte Cotugno e il lago di Pietra del Pertusillo, mentre tra quelli naturali i più famosi sono
quelli di Monticchio e i laghi Laudemio e di Rotonda, di origine glaciale.
LA POPOLAZIONE
Al censimento del 1991, la popolazione della Basilicata ha fatto registrare, con 610.528 abitanti, un
incremento di appena 342 unità nei confronti di quello del 1981, pur avendo potuto contare su un
aumento naturale di 2000-3000 unità all’anno, peraltro in via di progressiva riduzione negli anniNovanta (1994: natalità al 9,2‰ e mortalità all’8,4‰, per un incremento inferiore allo 0,1%, pari ameno di 500 unità). Una situazione, dunque, di ristagno demografico con un saldo negativo (circa
800 unità all’anno) dello stesso movimento migratorio e una perdurante tendenza alla divaricazionefra centri con popolazione superiore ai 5000 abitanti, che manifestano una maggiore vitalità e talora
una sensibile crescita, e centri minori, che subiscono un ulteriore spopolamento, in particolare nella
provincia di Potenza. L’andamento della componente migratoria, ottenuta dalla differenza di iscrizionie cancellazioni anagrafiche conseguenti a trasferimenti di residenza, ha registrato, negli anni
Novanta, un aumento delle cancellazioni sia per altri comuni sia per l’estero, per cui il saldo tra iscrittie cancellati è stato di -2557 unità, con una variazione di -4,2%. Così come per gli anni precedenti,
anche per il 1998 la presenza stabile di stranieri (2303 persone) è risultata in aumento, anche se la
regione continua a ospitare una percentuale decisamente bassa (0,22%) rispetto al totale degli stranieri
in Italia. Nonostante questi elementi di fragilità, cui si aggiunge l’invecchiamento strutturaledella popolazione, specie nelle aree più interne e marginali, è possibile cogliere anche sintomi positivi
di una nuova organizzazione territoriale, fondata sul consolidamento - almeno in alcune aree, e non
soltanto "esterne" - dell’armatura urbana. Questa, se non può definirsi unitaria, vede emergere, oltreai subsistemi connessi ai capoluoghi di provincia, i distretti del Vulture, con il quadrilatero Lavello-
Melfi-Rionero-Venosa, interessato dai più recenti interventi di localizzazione industriale; del versante
tirrenico, con Lauria, Lagonegro e il centro turistico di Maratea; del medio-alto Sinni, intorno a
Senise; dell’alto Agri, intorno a Moliterno, come effetto indotto dalle grandi opere pubbliche per larealizzazione dell’invaso del Pertusillo; infine, delle basse valli del Bradano e del Basento, aperte sullaPiana di Metaponto, dove, accanto a centri industriali in fase di lunga crisi (Ferrandina, Pisticci),
emergono centri agricoli e commerciali (Policoro, Bernalda) fortemente dinamici.
L’ECONOMIALa Basilicata, svantaggiata dalla propria costituzione morfologica ed emarginata per lungo tempo dagli
investimenti, è una delle regioni più povere del Paese: a un reddito pro capite fra i minori corrisponde
infatti anche la minima produttività del lavoro, equivalente a 2/3 circa di quella media italiana.
Il settore agricolo costituisce ancora oggi un caposaldo dell’economia regionale: la produzione nonpuò però basarsi su colture di pregio, dati i condizionamenti esercitati dalla montuosità del territorio,
dalla sua scarsa fertilità e dall’irregolarità delle precipitazioni. La riforma fondiaria, cominciata apartire dagli anni Cinquanta, assieme all’assegnazione di migliaia di case sparse e di terre ai braccianti,alle bonifiche e alle irrigazioni di vasti comprensori (grazie anche allo sbarramento del Bradano e di
altri fiumi) hanno contribuito allo sviluppo dell’agricoltura.La diffusione di tali opere ha però subito, nel corso del tempo, un rallentamento ed esse non sono
oggi in grado di assicurare adeguate opportunità di sviluppo alle attività agricole, penalizzate anche
dall’insufficienza delle strutture di commercializzazione. La loro localizzazione ha quindi determinatoaree piuttosto differenziate per caratteristiche produttive: privilegiate risultano le valli dell’Agri, nelsuo medio corso, e dell’Ofanto, oltre alla piana di Metaponto. Le colture più estese sono quelle delfrumento, seguito da altri cereali che in buona parte costituiscono materia prima per l’industria alimentarelucana (avena, orzo, mais), e delle patate; abbastanza diffusi sono la vite (soprattutto uva da
vino), l’olivo, presente nelle aree collinari, e gli agrumi, nelle piane ioniche; un certo incrementohanno registrato alcune colture industriali, in particolare la barbabietola da zucchero (che ha superato
per estensione la tradizionale coltura della patata) e il tabacco, e quelle ortofrutticole.
Il bosco copre il 20% ca. del territorio regionale: dopo decenni di intenso diboscamento, esso ultimamente
ha iniziato a espandersi, anche in funzione produttiva sebbene al di fuori di una precisa
strategia di valorizzazione. Il settore primario, in ogni caso, dopo una fase di relativa modernizzazione,
più intensa nella Piana di Metaponto, sembra avere raggiunto i propri limiti strutturali, in assenza
di una efficiente rete di distribuzione commerciale e di promozione: ciò, in un quadro di forte concorrenza
interregionale, ha di fatto ostacolato la creazione di nuove filiere produttive, relegando in
ruoli marginali le stesse colture di qualità.
Oggi la vera ricchezza è rappresentata dalle risorse del sottosuolo che offrono ottime prospettive per
lo sviluppo economico della regione, in particolare il ritrovamento di giacimenti petroliferi nella Val
d’Agri ha portato alla stipula di un accordo (nel 1998) fra Governo, Regione ed E.N.I..La Basilicata, in cambio delle concessioni per lo sfruttamento di questa importante materia prima
(una produzione stimata in 104.000 barili al giorno per vent’anni, pari al 10% del fabbisognonazionale), otterrà rilevanti benefici economici ed occupazionali, oltre all’impegno da parte delloStato di effettuare interventi infrastrutturali per accelerare lo sviluppo socio-economico della zona
e di garantire la riqualificazione ambientale, con la salvaguardia del parco naturale che dovrà sorgere
nella Val d’Agri.Scarsamente sviluppata è, invece, l’industria. L’attività industriale prevalente è quella delle costruzioniedilizie, alimentata dalla forte domanda di alloggi (specie nei capoluoghi), dalla ricostruzione
post-terremoto e dagli interventi volti a creare infrastrutture di base e opere idrauliche: essa, tuttavia,
non è riuscita a innescare processi autonomi di industrializzazione. Limitato è anche il ruolo dell’industriadi trasformazione: all’interno di questo settore la regione è specializzata nella produzione alimentare,nella produzione di fibre artificiali, nella lavorazione di minerali non metalliferi e nelle produzioni
chimiche (concentrate in Valbasento). Positiva è la localizzazione di industrie alimentari "esogene"
(pastarie, lattiere, dolciarie), in particolare a Matera e nel Melfese.
Nuove prospettive ha aperto la costruzione di uno stabilimento modello della FIAT a Melfi (1993),
ia per i posti di lavoro che offre nel brevissimo termine sia per le possibilità di occupazione che lo sviluppo
dell’indotto potrebbe creare nel medio e lungo periodo. Certamente, in valori assoluti, le 6500unità (1997) assorbite dal complesso melfese sono andate a compensare le perdite massicce degli altri
rami industriali, e in particolare della chimica. È interessante confrontare i dati relativi alla divisione
settoriale del lavoro negli anni immediatamente precedenti e seguenti l’apertura del complesso melfese:nel 1991, gli occupati in agricoltura ammontavano ancora al 20%, mentre l’industria assorbiva soloil 26% del totale e il restante 54% ricadeva nel settore terziario; nel 1994 il quadro risultava profondamente
trasformato e, pur in un preoccupante calo dell’occupazione complessiva (da 193.000 a176.000 unità), i valori percentuali vedevano l’industria balzare al 37%, mentre l’agricoltura si dimezzavaquasi (11,5%, con 6000 unità in meno) e il terziario stesso scendeva al 51,5%, perdendo oltre
10.000 posti di lavoro.
Altra risorsa scarsamente valorizzata è rappresentata dal patrimonio ambientale, sia naturalistico sia
storico-culturale. Nonostante la migliorata accessibilità, soprattutto dai versanti tirrenico (con la bretella
di collegamento fra Potenza e l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, su cui si è sviluppato, neipressi del capoluogo, il nucleo industriale di Tito) e ionico (con il potenziamento della strada litoranea
sul golfo di Taranto, da cui si dipartono le arterie di penetrazione lungo i fondovalle del Bradano,
del Basento e dell’Agri), la Basilicata presenta ancora un movimento turistico assai debole: poco piùdi 200.000 arrivi e circa un milione di presenze all’anno, con una permanenza media, dunque, assaibreve (meno di 5 giorni) e comunque legata, in massima parte, alle località balneari.
POTENZA E MATERA
Potenza e Matera sono le città più importanti della regione. La prima è capoluogo di regione e le sue
radici affondano in tempi remotissimi. La località Serra di Vaglio (dista 20 km da Potenza) costituì il
primo nucleo abitativo della città che fu distrutto dai Romani. Nel V secolo fu invasa dai Goti di
Alarico e successivamente dai Longobardi.
Intorno al XIII secolo Federico II, dopo aver devastato la città, promulgava dal castello di Melfi le
Constitutiones Augustales e fece costruire nuove fortificazioni in Basilicata.La città subì due forti terremoti nel 1273 e nel 1694. Con Decreto napoleonico del 1806 Potenza
divenne capoluogo di regione. Il Primo Piano Regolatore (1843) permise l’espansione della città versosud, ma cento anni più tardi, Potenza subì un bombardamento che diede via ad un piano di ricostruzione.
Nel novembre del 1980 una nuova scossa di terremoto mise di nuovo in ginocchio la città ed
ancora oggi, a distanza di vent’anni si sta procedendo con la ricostruzione.Le chiese del centro storico (la Cattedrale di San Gerardo, le chiese di San Francesco, San Michele e
la Trinità), il Museo Provinciale, la Pinacoteca costituiscono una minima parte del ricco patrimonio
artistico, storico e culturale della città.
Matera si presenta come un coacervo di arte, archeologia e modernità. La città consta di parti di varie
epoche: la parte antica (i Sassi), quella medioevale-rinascimentale e quella nuova con eleganti rioni,
opera di noti architetti italiani. Tra le numerose chiese le più antiche sono San Giovanni, San
Domenico e il Duomo che risentono dell’influenza dell’arte romanica pugliese. Il vanto di Matera sono i caratteristici Sassi (Barisano e Caveoso), che dal 1993 sono patrimonio
dell’UNESCO e fanno parte delle 395 meraviglie del mondo. La loro struttura urbana è unica: sonoinfatti quartieri scavati nel tufo della Gravina di Matera, percorsi da vicoli e scale lungo i quali si avvicendano
palazzotti signorili, archi e ballatoi, orti e ampie terrazze. Le abitazioni sono dotate di sistemi
idraulici e cisterne completamente scavate nelle profondità del terreno e capaci di conservare l’acquafresca e potabile. Oggi i Sassi sono quasi completamente disabitati e in essi fervono i cantieri.
LE TRADIZIONI E IL FOLCLORE
La Basilicata, terra di contadini, ha dato i natali ad uomini illustri da Orazio ad Isabella Morra, da
Luigi Tansillo a Rocco Scotellaro a Leonardo Sinisgalli, da Tommaso Stigliani a Mario Pagano, da
Giustino Fortunato a Francesco Saverio Nitti e Ettore Ciccotti.
I Lucani, popolo fiero ed orgoglioso, hanno saputo mantenere la propria identità culturale ed infatti
uno degli eventi fondamentali della società lucana sono le feste e le tradizioni popolari, a metà strada
tra il sacro e il profano: il Maggio di Accettura, la Madonna della Bruna a Matera, la Sfilata dei
Turchi a Potenza ecc.
A un uso importato dai Longobardi si riconnette la sopravvivenza del Morgengab, o dono del mattino,consistente nella donazione di una parte dei propri beni fatta dal marito alla sposa dopo la prima
notte nuziale. Interessante è pure la consuetudine molto antica e rimasta in vita fino a tempi abbastanza
recenti, di comprendere nella dote della sposa, oltre gli oggetti elencati nella carta dotale, tutto
l’abbigliamento e i gioielli di cui era ornata il giorno delle nozze, riassunti nella formula "la sposa comesi trova". Nella regione, come per es. a Tricarico, dove la tradizione vuole che gli sposi al ritorno dalla
chiesa passino sotto un gelso, sussistono tracce di antichi riti come il matrimonio con gli alberi, legato
alla credenza che questi trasmettessero agli uomini il proprio potere fecondativo.
Altra sopravvivenza è quella della richiesta ufficiale di fidanzamento avanzata ponendo un ceppo
davanti alla porta di casa della ragazza: se questa accetta, introduce il ceppo in casa, altrimenti lo fa
ruzzolare in mezzo alla strada.
Altra tradizione antichissima tuttora seguita in paesi come Stigliano, Pietragalla, San Giorgio, Senise,
Pisticci, è quella del pianto funebre. Presente la salma del defunto, prefiche o donne della famiglia rinnovano
un rituale che nei suoi tratti essenziali è così descritto da Carlo Levi in Cristo si è fermato aEboli: "Si strapparono i veli e i nastri, si scomposero le vesti, si graffiarono a sangue il viso con leunghie e cominciarono a danzare a gran passi per la stanza, battendo il capo nei muri e cantando, su
una sola nota altissima, il racconto della morte".
Per il ciclo dell’anno, S. Antonio (17 gennaio) segna l’inizio del Carnevale, che si prolunga fino alleCeneri. A Matera due pupazzi fatti con cenci imbottiti di paglia e collocati a distanza sui tetti, rappresentano
il Carnevale e la Quaresima: il primo viene asportato il giorno delle Ceneri, l’altro la mattinadi Pasqua. A Irsina sette pupe vestite di nero appese al balcone segnano le domeniche di
Quaresima: ogni domenica ne viene tolta una fino alla Resurrezione. Notevolissimi anche i riti legati
alla celebrazione della Settimana Santa: a Barile nel Vulture la processione dei Misteri aperta da tre
centurioni a cavallo, che si snoda per 5 km con tutti i personaggi della Passione con al centro Cristo;
caratteristico quello della zingara adorna di tutti i gioielli che le sono stati prestati dalle donne del
paese.
Analoga reliquia vivente del dramma sacro si conserva a Ferrandina; lì come anche a Melfi per S.
Antonio da Padova (13 giugno) aveva luogo lo "scaricavascio" o "pizzicantò", sorta di girotondo eseguito
da dieci robusti popolani che ne reggevano sulle spalle altri dieci e talvolta su questi ancora altrettanti.
Questo gioco non è che la discesa di una danza rituale che si troverà in Calabria col nome di
"torre vivente". Il 1º e il 2 novembre a Matera la credenza popolare vuole che i morti scendano in città
dalle colline del cimitero stringendo nella mano destra un cero acceso; il 2 novembre le donne, accovacciate
sulle tombe, ripetono il pianto funebre. Pellegrinaggi famosi hanno luogo al santuario della
Vergine sul m. Pollino, a Santa Maria delle Fonti (Tricarico), a Latronico. Molto vive sono le credenze
sulla stregoneria e la magia, frequente il ricorso alle fattucchiere e alle loro pratiche

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