Le
aree protettee i parchi naturali
Iparchi e le riserve naturali, le oasi faunistiche, le aree protette che
caratterizzano il paesaggio dellaBasilicata rappresentano un suggestivo
intreccio di natura e cultura. Nel loro interno, infatti,
sono conservati e custoditi non solo specie faunistiche e floristiche rare, ma
anche i valori storici
e culturali della regione. Il 30% del territorio è quindi area protetta con un
parco nazionale
(Pollino) e due parchi regionali (Gallipoli Cognato - Piccole Dolomiti Lucane,
Parco archeologico -
storico - nazionale delle Chiese rupestri del Materano) e sei riserve naturali
regionali (Pantano di
Pignola, Lago Piccolo di Monticchio, Abetina di Laurenzana, Lago Laudemio di
Lagonegro, Bosco
Pantano di Policoro e Oasi di San Giuliano).
PARCO NAZIONALE DEL POLLINO
Il Parco Nazionale del Pollino che è il più grande d’Italia segna i confini
meridionali della Basilicatae si eleva oltre i duemila metri: le cime più alte
monte Grasta (1465 m), serra del Prete (2181m),
monte Pollino (2248 m), serra Dolcedorme (2267 m) e serra di Crispo (2053 m)
costituiscono il
cuore del parco.
Si estende per circa 192.000 ettari e nel versante lucano è caratterizzato da
numerose sorgenti e corsi
d’acqua limpida e fresca (alcuni con proprietà oligominerali) che solcano le
rocce ed attraversanoboschi, valli e gole. Il Peschiera, il Sarmento, il Frido,
il Lao, il Raganello sono fiumi e torrenti di
straordinaria suggestione e pregio naturalistico.
La presenza di gole ampie e profonde rende possibile la nidificazione di molti
rapaci tra gli altri l’aquilareale, il nibbio reale, il falco pellegrino, lo
sparviero e il gufo reale.
Lo scenario naturale conserva ancora oggi reperti della storia morfologica e
geologica e tracce delle
vicissitudini paleoclimatiche del passato. Grandi glaciazioni, neve, pioggia e
vento hanno segnato l’a-
spetto del massiccio: forme glaciali si conservano nell’area circoscritta
dalle cime di Serra del Prete,Monte Pollino, Serra Dolcedorme, Serra delle
Ciavole, Serra di Crispo.
L’azione congiunta di neve, acqua e aria ha inoltre determinato l’aspetto
carsico del paesaggio delPollino con grotte, pizzi, voragini, caverne, fiumi
sotterranei, lasciando in superficie doline, campi solcati,
valli chiuse, monoliti rocciosi. Un esempio di fenomeni carsici è quello
attestato dall’abisso diBifurto, ma anche dalle voragini e dalle grotte di
Serra del Gufo; dalle grotte della Manfradiana; da
quelle della Manca e della Sirena e da molte altre.
L’ultimo periodo di glaciazione (avvenuto circa 100 milioni di anni fa) ha
consentito il passaggiodella vegetazione dai Balcani all’Italia meridionale:
ciò ha consentito ai pini loricati di attecchire sualcune montagne della
Basilicata, della Campania e della Calabria. Con la fine del periodo glaciale il
livello del mare è risalito e il pino loricato, incalzato dal faggio, si è
ritrovato sulle cime più alte del
meridione.
Oggi il pinus leucodermis è il simbolo del Pollino e sopravvive in oltre 2000
esemplari sulle cime diSerra di Crispo, Serra delle Ciavole, Monte Pollino,
Monti dell’Orsomarso e Serra Dolcedorme.L’albero prende nome dalla sua
corteccia grigio-chiara simile ad una corazza, forma radi boschi ed èlocalizzato
per lo più in tratti denudati ed aspri, sui costoni, sui crinali e sui detriti
di falda.
La vegetazione è ricca e diversificata in fasce altitudinali: nelle zone
prossime alla costa prevale la
macchia mediterranea con la presenza di leccio, mirto, roverella, acero minore e
corbezzolo; oltre gli
800 m fino ai 1100 m, nella fascia sopramediterranea, dominano le diverse varietà
di querce (roverella,
cerro, farnetto, castagno, ontano napoletano, carpino orientale ecc.); nella
fascia montana prevale
la faggeta pura o in formazioni miste con castagno, cerro ed aceri; nelle quote
più basse il faggio si
accompagna all’agrifoglio e all’acero d’Ungheria; sul versante
settentrionale del Parco il faggio si trovaassociato all’abete bianco.Dal
punto di vista faunistico l’area del Pollino è fra le più ricche
dell’Italia meridionale: fra gli insettisi attesta la presenza di due
coleotteri il Buprestis splendens e la Rosalia alpina. Le zone aride del
Parcoospitano esemplari di malmignatta, un ragno rosso e nero dal morso doloroso
e tossico.
Tra gli "ospiti" abituali del Parco figurano testuggini, picchi (nero,
verde, rosso maggiore), allodole,
puzzole, lontre, martore, cinghiali, caprioli, ghiri, istrici, lepri,
pipistrelli.
Il Parco Nazionale del Pollino ha intrapreso diverse attività per la
salvaguardia e la valorizzazione del
lupo (Canis lupus), che fino al secolo scorso era abbastanza frequente in tutte
le aree montuosedell’Appennino centro-meridionale. Oggi, invece, la scomparsa
dei grandi erbivori e il bracconaggiohanno notevolmente ridotto il numero di
esemplari ed incontrare un lupo è un evento rarissimo.
Altro tratto caratteristico del Pollino è la presenza, nell’area sud
orientale, di comunità "arberesh"(San Costantino Albanese, San Paolo
Albanese, San Basile, Plataci, Civita, Frascineto), insediatesi
tra il XV e il XVI secolo. Queste comunità hanno mantenuto intatte le loro
cerimonie civili e religiose,
le tradizioni, i costumi, i canti popolari, la loro parlata.
PARCO DELLE CHIESE RUPESTRI DEL MATERANOIl paesaggio arido e brullo della Murgia
materna, risultato dell’azione erosiva di acqua, vento e ghiaccioè formato da
calcari bianco-lunari, solchi e gole, depressioni, solcature carsiche e doline.
La Gravina lungo cui si sviluppa la città di Matera corrisponde all’alveo di
una antico corso d’acquache un tempo solcava le Murge, collegando l’area al
mar Ionio. Pareti alte e ripide, piccoli ed isolatirilievi, grotte e cavità,
altipiani e pianori contraddistinguono la Gravina di Matera.
L’intera area dell’altopiano murgico materano con le sue gravine è di
notevole interesse naturalistico:la natura acida e calcarea del terreno
favorisce la fioritura di alcune orchidee uniche e rare , inoltre
una recente ricerca dell’Istituto di Botanica dell’Università degli Studi
di Bari ha portato alla scopertadi nuove entità floristiche.
A testimonianza della più ricca e varia vegetazione del passato restano sul
costone sinistro della
Murgia due complessi boschivi: quello del Comune ed il bosco di Lucignano. Il
loro manto boschivo
è caratterizzato da un querceto a roverella, da pino d’aleppo, ginepro e
biancospino.La fauna è ricca di uccelli come allodole, calandri, merli, tordi,
gufi reali; il grillaio, un rapace coloniale,
raro per queste zone, vola nel periodo che va da aprile ad agosto sui dirupi
delle gravine e sui
ripiani della Murgia.
Le numerose cavità e grotte, solcate dal torrente Gravina, sono i luoghi della
cosiddetta civiltà rupestre.
Un esempio tra i più interessanti è rappresentato dal villaggio Saraceno
costituito da una sessantina
di cavità poste a diverse altezze.
In diverse località della Murgia materna sono stati scoperti villaggi risalenti
al periodo neolitico:
Murgecchia, Murgia Timone, Tirlecchia. All’età dei metalli, ossia quella
appenninica risalgono leprime testimonianze del centro di Matera rinvenute alla
Civita e presso la Cattedrale. Con l’arrivo deiGreci e dei Romani gli
agglomerati agricoli della Murgia vennero gradualmente abbandonati per essere
poi di nuovo rifrequentati nel corso del Medioevo (in questo periodo i templi
pagani si trasformano
in luoghi di culto cristiano).
Durante l’Alto Medioevo asceti ed eremiti cominciarono ad abitare nelle
numerose cavità, adattandole rocce di tufo o il duro calcare alle esigenze
abitative e di culto dell’epoca: eremi, cenobi, cripte,laure e basiliche
ipogee.
Le oltre 150 chiese rupestri del materano testimoniano la presenza di monaci
brasiliani e benedettini.
Tracce di tipo bizantino sono presenti nell’impianto architettonico e negli
affreschi delle chiese diSan Gregorio, di Santa Barbara e di San Luca, mentre
impronte latine e romane caratterizzano la chiesa
di Santa Maria della Valle e la Cripta del Peccato Originale, l’unica in cui
sono testimoniate scenedel Vecchio Testamento.
PARCO REGIONALE DI GALLIPOLI COGNATO - PICCOLE DOLOMITI LUCANE
L’attuale foresta di Gallipoli Cognato che si estende su una superficie
complessiva di 4.159 ettari,abbraccia i comuni di Accettura, Oliveto Lucano e
Calciano.
Dopo aver subito due incendi devastanti parte della foresta, nel 1948, è stata
abbattuta abusivamente
e messa a coltura; al posto delle secolari querce sono stati piantati cipressi e
conifere. Attualmente una
parte dell’area è ricoperta da fustaie di latifoglie, da cerri e roverelle,
da pini, cipressi, mentre un’altraè costituita da terreni non boscati, prati,
pascoli nudi, strade, fabbricati.
Nel bosco di Cognato dominano, ancora oggi, imponenti esemplari secolari di
cerro, acero, carpino
bianco. Il sottobosco è ricco di piante tipiche della macchia mediterranei e
tra i massi attecchiscono
felci, edere.
Il bosco di Gallipoli - Cognato è stato studiato con attenzione da diversi
botanici, tra i quali Orazio
Gavioli, il quale ha sottolineato che "la flora della foresta è
particolarmente interessante da un punto
di vista fitogeografico per i suoi rari endemismi, per le affinità con le
regioni limitrofe."
Numerosi gli animali che si aggirano per la foresta, in particolare lupi, tassi,
donnole, lepri, faine,
vipere, rettili geco e tanti altri.
Una grande varietà di uccelli (capinere, usignoli, merli, pettirossi ecc..) si
aggirano per il bosco ed
utilizzano le zone circostanti per il cibo e la nidificazione.
A circa 1100 metri, sul monte La Croccia, sorge un’antica fortificazione, che
probabilmente fungevada campo militare e civile per la tribù degli Utiani,
un’antica popolazione lucana (metà del IV secolo)stanziata nella media ed
alta valle del Basento.
La catena montuosa delle Dolomiti Lucane è caratterizzata da guglie irte ed
aspre, che incornicianoil paesaggio compreso tra Albano e Campomaggiore, nella
valle del Basento.
Le Murge di Castelmezzano e la Costa San Martino sono le cime principali, mentre
la catena degrada
verso sud-est con le cime del Monte Corazza e con i monti dell’Impiso, dalle
guglie meno aspre.Pioggia e vento hanno scalfito forme e figure dall’aspetto
caratteristico, come ad esempio la civetta chedomina il paese di Pietrapertosa.
Le pareti più alte della catena nelle fessure ospitano cespugli di leccio,
carpino orientale tipici arbusti
rupestri.
L’ambiente rupestre delle Dolomiti rappresenta l’habitat ideale per gli
uccelli (gheppio, passero solitario,rondone alpino, falco pellegrino). La
vegetazione è costituita da castagni, tigli, olmi ed aceri.
In fase di decollo è il Parco Nazionale della Val d’Agri-Lagonegrese, che
rientra nel progetto "Ape"(Appennino Parco d’Europa), promosso da
Legambiente, il cui obiettivo è di creare nell’Appenninodelle aree naturali
protette per la tutela, la conservazione e la promozione del nostro patrimonio
ambientale.
RISERVA NATURALE REGIONALE DI SAN GIULIANO
L’Area del lago di San Giuliano nel comune di Miglionico (Mt), inserita in un
contesto storicoambientaleed archeologico di notevole interesse, è stata
riconosciuta nel 1976 dalla Regione Basilicata
come oasi di protezione e rifugio per la fauna stanziale e migratoria, inoltre
è stata affidata nel 1989
al WWF-Italia per la gestione della parte naturalistica.
L’invaso artificiale (completato nel 1955) è stato creato in una gola
profonda quasi 40 m e larga 300ed è stato alimentato dalle acque del fiume
Bradano. Con le acque dell’invaso di San Giuliano vengonoirrigati 14.105
ettari di terreno, dei quali 6.215 sono in Basilicata mentre 7.890 si estendono
in
Puglia. La superficie del lago si estende per 1.000 ettari e si incunea per 10
km nella media valle del
fiume Bradano.
La valle ha subito profonde trasformazioni: il tratto sommerso dall’invaso, un
tempo, era ricopertoda boschi di alto fusto e le aree di fondovalle erano
coltivate o utilizzate per il pascolo. Una testimonianza
dell’originario manto boschivo è offerta dal bosco "Le Coste" nel
territorio di Grottole.A partire dagli anni sessanta per proteggere le sponde
del lago dall’erosione fluviale sono stati realizzatirimboschimenti (circa 200
ettari) con pino d’aleppo, pino domestico, cipresso comune, eucalipto.All’interno
delle fasce rimboschite si assiste ad un rinnovamento della vegetazione con la
presenzadi roverella e leccio, mentre nel sottobosco favorito dalla presenza di
umidità si annoverano lentisco,
alterno, mirto, ossicedro. Pioppi (bianco, nero, tremolo), salici ed olmi sono
presenti lungo il tratto
immissario del fiume Bradano, mentre sulle rive semisommerse compare la tipica
vegetazione palustre
(canne, tamerici).
Una ricca varietà d’orchidee spontanee (Orchis italica, Orchis morio, Orchis
papilionicea) contorna learee circostanti il lago.
La costruzione dell’invaso ha determinato una drastica diminuzione delle
specie ittiche del fiume,in particolare sono pochissime le trote e le anguille
che, a causa dello sbarramento non hanno la possibilità
di raggiungere il mare.
Nel tratto di fiume immissario del lago sono, però, presenti granchi e cozze di
fiume, gamberetti
d’acqua dolce ed altri molluschi. A valle dell’invaso artificiale vivono
testuggini d’acqua e testugginicomuni;. inoltre l’area del lago è
frequentata da ricci, talpe, volpi, faine, donnole e tassi.Nella zona faunistica
del lago sono presenti per tutto l’anno circa 140 specie d’uccelli tra i
quali svassomaggiore, gheppio, gabbiano comune, capinera, cinciallegra, civetta,
cappellaccia, merlo ecc.. In
primavera e in estate giungono anche il gruccione, il martin pescatore (che
nidifica lungo il Bradano),
le pavoncelle, il pendolino che è anche il simbolo dell’oasi.L’oasi di San
Giuliano è dotata di un centro visite con una sala convegni e un mini-bar, di
camminamentie capanni d’avvistamento per l’osservazione
dell’avifauna.RISERVA NATURALE REGIONALE LAGO PANTANO DI PIGNOLA
Nei dintorni della città di Potenza si trova l’Oasi e Riserva Naturale
Regionale Lago di Pignolagestita dal WWF-Italia, che ha sottoscritto nel 1988 la
convezione d’affidamento con il consorzio disviluppo industriale della
provincia di Potenza.
Il lago di Pignola collocato nella depressione del territorio del comune di
Pignola delimitata a nordovest
da Serra Stantera e a sud-est da Serra San Marco ha la tipica vegetazione
palustre.
L’area protetta del lago è un’importante stazione di transito e di
nidificazione per numerosi uccelli:tuffetto, folaga, gallinella d’acqua,
porciglione ed altre specie. D’inverno le acque del lago sono frequentateda
anatre tuffatrici e folaghe. Seppure limitata sussiste una zona alberata e
arbustiva costituita
da salici, pioppi, rosa canina, ontani. Vicino alle sponde del prevale la
vegetazione palustre con
la canna di palude che raggiunge gli oltre due metri d’altezza, la tifa e
varie specie di giunchi.Nei pressi dell’oasi sono stati realizzati un centro
visite, dotato di sale per mostre e convegni, capannie camminamenti che
permettono di osservare le diverse specie di uccelli che frequentano
l’oasi.Sono state inoltre realizzate anche delle voliere per il recupero di
uccelli rapaci che, raccolti feriti vengono
affidate alle cure di un veterinario.
RISERVA NATURALE REGIONALE LAGO PICCOLO DI MONTICCHIO
La foresta di Monticchio, che abbraccia in complesso una superficie di 2368
ettari, si estende suoltre 2068 ettari in territorio del comune di Atella e su
229 ettari in territorio del comune di Rionero
in Vulture.
I due impianti artificiali (lago piccolo e grande) sono stati realizzati con
l’impiego di abeti bianchi,pini, cedri, larici. La vegetazione lacustre
contorna le sponde del lago grande, mentre piante acquatiche
come ad esempio la ninfea bianca sono presenti nelle acque del lago piccolo. Nei
laghi e nei torrentidel Vulture vivono trote, anguille, carpe, tinche.
Purtroppo, la flora acquatica e la vita dei pesci sono insidiate dagli scarichi
inquinanti delle barche
a motore che hanno il permesso di attraversare il lago piccolo. Diverse specie
di pesci frequentano la
zona dei laghi: svasso maggiore, folaga, beccaccia, cannaiola.
Grande importanza dal punto di vista ecologico-ambientale riveste l’area del
bosco di Grotticelle,collocato tra la media valle del fiume Ofanto e le pendici
del monte Vulture. Nella zona vegetano
acero, tiglio, frassino.
Fiore all’occhiello di questo bosco è la Fraxinus oxycarpa, una pianta di
origine balcanica, rifugiopreferito della falena Acanthobrahmanea europea, che
bene si mimetizza con le cortecce di frassino.Per proteggere questa farfalla
notturna, in pericolo d’estinzione, è stata istituita dallo Stato una
riservanaturale, unico provvedimento legislativo in Italia per la difesa e la
tutela di una farfalla.
Attorniata da lecci e cerri è l’Abbazia di San Michele raggiungibile
attraverso un sentiero in pietrache si inoltra tra i boschi, insieme a quella di
Sant’Ippolito rappresenta un’importante testimonianzadel fatto che intorno
all’XI sec. l’area fosse frequentata dai monaci basiliani.
LA TELEFONIA MOBILE
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La svolta si ebbe con l'introduzione dei sistemi cellulari. L'idea base fu concepita negli anni '40, sperimentata negli anni '60, introdotta in sistemi commerciali negli anni '80. I sistemi non cellulari, effettuano trasmissioni di tipo broadcast (come radio e TV): utilizzando trasmettitori di potenza elevata per coprire una vasta area. Se il numero di utenti non è ridottissimo si ha così un enorme fabbisogno di frequenze radio, tale da impedirne l'effettiva realizzazione. I sistemi cellulari che realizzano le reti radiomobili, applicano la tecnica del riutilizzo delle frequenze: una frequenza, canale, viene utilizzata più volte in, luoghi diversi sufficientemente lontani tra loro. Si suddivide il territorio, l'area di servizio, in sottoaree, di dimensioni limitate, denominate celle . Ogni cella è servita da una stazione radio base che trasmette su un certo set di canali radio, diversi da quelli utilizzati nelle celle adiacenti, per evitare interferenze. Ciascuna cella opera però con potenza ridotta e ciò consente di riutilizzare le frequenze in celle non adiacenti. Generalmente vengono utilizzate forme regolari di celle per coprire un'area di servizio. Teoricamente si possono immaginare di forma esagonale, anche se in realtà la loro forma risulta poi irregolare a causa della non omogenea propagazione del segnale radio, dovuta principalmente alla presenza di ostacoli. Se durante gli spostamenti l'utente passa da una cella ad un'altra, è necessario che il terminale mobile si sintonizzi su una nuova frequenza , tipicamente quella ricevuta meglio tra le frequenze della nuova cella. Ciò è indispensabile durante una conversazione per evitare la caduta della comunicazione; la procedura con la quale si effettua il cambio di frequenza nel passare da una cella all'altra viene detta handover. Nei sistemi cellulari, aumentando il numero delle celle che coprono una certa area e perciò riducendo la loro dimensione, aumenta la capacità del sistema cioè il numero di utenti gestiti ma, diminuisce la distanza di riuso delle frequenze (cioè la distanza tra due celle che usano lo stesso canale) ed aumenta perciò l'interferenza tra canali che utilizzano la stessa frequenza (interferenza cocanale) ed aumenta il numero di handover che il sistema deve effettuare durante una conversazione. Perciò la dimensione delle celle non può scendere al di sotto di certi valori e si ripresenta il problema del limitato numero di frequenze disponibili. |
In uno studio sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, l'Istat sottolinea come ormai il 78,2% delle famiglie abbia un cellulare. Ma è il televisore a detenere ancora il gradino più alto del podio: non ci rinuncia il 96,4%. Bene anche pc e internet
Il telefonino ha ormai superato, quanto a diffusione, tutte le altre tecnologie: ma non la televisione, che resta l'incontrastata regina delle famiglie italiane. A dirlo e' l'Istat, che in uno studio sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione sottolinea come ormai il 78,2% delle famiglie abbia un cellulare, ma anche che il 96,4% non rinuncia al televisore.
Tra gli altri strumenti, spiccano i progressi fatti da personal computer e Internet, che pero' risentono in maniera massiccia delle differenze generazionali, con le famiglie composte da soli anziani che restano ai margini dello sviluppo tecnologico. L'istituto di statistica ha tratto le informazioni dall' indagine 'Aspetti della vita quotidiana' svolta nell'ottobre 2003 su un campione di circa 20mila famiglie, per un totale di 55mila persone.
Dallo studio emerge che la tecnologia che ha messo a segno la crescita piu' robusta e' stato il telefono cellulare, passato dal 27% del 1997 al 78% del 2003. Una galoppata che, tuttavia, non permette al telefonino di scalzare il tv color dal primo posto. Senza contare che le famiglie che hanno due o piu' televisioni sono ben il 47%, contro il 43% di sei anni fa.
Ma gli italiani, oltre a guardare la televisione a tutte le ore del giorno e a parlare al telefonino in ogni occasione possibile, a giudicare dai risultati dell'indagine cominciano anche a navigare su Internet. Nel 42,7% delle case c'e' un pc (contro il 16,7% del 1997) e il 30% e' collegato alla rete. Molte sono poi le famiglie che hanno un videoregistratore (67%) e un impianto stereo (55,7%). Se la tv ce l'hanno praticamente tutti, e quindi senza distinzione di eta' o reddito, non altrettanto si puo' dire delle altre tecnologie.
A partire proprio dal telefonino: il 95% delle famiglie con almeno un minorenne ne ha almeno uno, contro il 33% delle famiglie di soli anziani. Forti differenze tra le due tipologie di famiglie si notano anche sul possesso del videoregistratore, dell'impianto stereo e del personal computer (60 punti). Anche il livello di istruzione fa la differenza: in particolare nelle famiglie in cui il capofamiglia e' laureato il possesso di pc e' al 78% e l'accesso a Internet al 65%.
Le differenze dovute al territorio, invece, sono piu' ridotte rispetto a quelle generazionali e per status sociale, con un divario che non supera quasi mai i 10 punti percentuali. In generale, comunque, sono le famiglie del Centro e del Nord a possedere quote piu' elevate di beni tecnologici. In generale, comunque, quasi il 40% della popolazione usa il Pc, mentre il 30% naviga su Internet.
Restano, tuttavia, forti differenze generazionali, di condizione lavorativa e di territorio, ma anche di genere: le donne che si servono di un pc sono il 34%, contro il 44% degli uomini. Un andamento che si registra anche per quanto riguarda Internet: la navigazione in rosa e' ferma al 25%, mentre quella maschile e' al 35%.
Questo è quanto esce fuori da un sondaggio sulle nuove tecnologie della Federcomin- Anie La crescita esponenziale dei cellulari in Italia è ancora più evidente se si considera che dai dati di appena tre anni fa, nel 2000, risultava che nel 70% delle famiglie 'abitava' un cellulare personale mentre solo nel 3% delle famiglie ce n'erano 4 o più. Con una crescita, tra l'altro, "che risulta rallentata, causa la saturazione del mercato".
L'ingresso del cellulare personale all'interno delle famiglie e il numero dei cellulari personali disponibili in media in ogni famiglia "hanno un livello di omogeneità sul territorio che è uguagliata solo dalla omogeneità della penetrazione di apparecchi televisivi in casa".
Ormai, come i numeri dell'indagine dimostrano, non è unico il 'mobile' a persona. Ognuno ha preferito dotarsi di più apparecchi per le diverse relazioni sociali. Da quello di lavoro al privato, il cellulare diventa indivisibile dal proprietario e, in un certo senso, ne gestisce la vita.
La telefonia mobile ha cambiato lo stile comunicativo di molti individui e di intere famiglie, contente di avere sempre 'sotto controllo' gli appartenenti al gruppo. La ricerca dice che nel 2002 la penetrazione del cellulare risultava, presso le famiglie italiane, pari all'86%, cioè circa 2,1 cellulari per famiglia.
Per
utilizzarlo al meglio
Ecco alcuni suggerimenti per te che sei ancora un principiante (ma non
solo...)
che ti aiuteranno ad utilizzare il tuo cellulare nel modo più corretto e
proficuo.
Come caricare la batteria
In genere un cellulare nuovo viene venduto con la batteria mezza carica.
Fallo scaricare completamente tenendolo acceso e quando è completamente
scarico mettilo in carica per circa 10/12 ore. Ripeti questa procedura
altre due volte: solo a questo punto il telefono avrà raggiunto la carica
massima possibile e potrai metterlo in carica per il tempo strettamente
necessario, che varia, a seconda dei modelli, da un’ora e mezza a cinque
ore.
Effetto memoria
Ecco il principale problema che bisogna affrontare quando si carica un
cellulare. Con “effetto memoria” si intende la progressiva perdita
d’autonomia del telefono se non viene caricato correttamente. La
procedura corretta è molto semplice: carica il telefono soltanto quando
la batteria è completamente esaurita, altrimenti memorizzerà solo la
nuova carica e pian piano diminuirà l’autonomia. Questo problema si
verifica soprattutto con le batterie al Cadmio, ma anche quelle verdi non
ne sono esenti. Migliore, invece, la situazione per la batteria al litio,
che può essere caricata anche se non è completamente scarica, perché
non assume l’effetto memoria.
Proteggilo con una custodia
Il telefonino, nella maggior parte dei casi, è un apparecchio molto
fragile ed è naturalmente soggetto a piccoli urti e cadute. Per evitare
che possa danneggiarsi consigliamo di dotarlo sempre di una custodia:ne
esistono di varie marche e modelli.
Sono utili anche per preservarlo dagli agenti atmosferici e dalla polvere
che,
entrando nel display, potrebbero danneggiarlo.
Non parlate a lungo
Il cellulare non è considerato uno strumento particolarmente salutare,
poiché è fonte di emissione di onde elettromagnetiche. Il consiglio che
vogliamo darti, pertanto, è di non stare troppo a lungo con il cellulare
attaccato all’orecchio: evita conversazioni che durano minuti e minuti,
ma parla soltanto per il tempo strettamente necessario. Sembra una banalità,
ma spenderai anche molto meno! In ogni caso, quando possibile, usa gli
auricolari, che quantomeno allontanano di qualche prezioso centimetro il
terminale dal nostro corpo.
Attento alle tariffe
Esistono tanti gestori e tanti piani tariffari. Pertanto, quando è il
momento di scegliere la tariffa, perdici pure un bel po’ di tempo, perché
tra l’una e l’altra esistono sensibili differenze che possono farti
risparmiare non poco. In generale, possiamo dire che ogni gestore tende a
favorire con tariffe economiche le chiamate tra propri abbonati e a
penalizzare le chiamate dirette verso altri gestori. E’ la prima cosa da
tener presente: guarda tra i tuoi familiari ed amici, e se un gestore
prevale sull’altro possibilmente scegli anche tu lo stesso. Occhio poi
alle fasce orarie: alcuni gestori applicano tariffe più convenienti a
determinati orari. Pertanto, se utilizzi il cellulare prevalentemente in
un’unica fascia del giorno, cerca il gestore per te più conveniente.
I giusti accessori
Alcuni accessori rivestono un’importanza maggiore di altri. Auricolari,
custodie, caricabatterie da viaggio e da tavolo, ad esempio, contano di più
dei gusci di ricambio o dei supporti auto. Se poi passi molto tempo in
macchina, diviene indispensabile il kit vivavoce (fisso o mobile) ed il
smsaffari-in auto, che consente di caricare la batteria in ogni momento,
attaccandolo alla presa per l’accendisigari.
I brevi messaggi di testo
Sono utilissimi ed utilizzatissimi.Tutti i cellulari (a parte quelli
analogici o Etacs, esemplari ormai in estinzione) consentono di scrivere
ed inviare ad un altro cellulare i cosiddetti SMS, vale a dire brevi
messaggi di testo (massimo 160 caratteri) in cui dire le più disparate
cose. Il costo varia dalle 200 alle 250 lire, a seconda del gestore
prescelto. La procedura è identica da gestore a gestore: l’unica cosa
che varia è il numero del Centro Servizi che bisogna memorizzare nel
telefono. Poi, tramite tastiera, si scrive il messaggio e si sceglie il
destinatario, o prendendolo dalla rubrica del telefono o immettendo
direttamente il numero. Facile, rapido ed economico!
Usalo con discrezione
Talvolta lo squillo di un telefonino può risultare inopportuno: meglio
non abusarne. Ricordati sempre di spegnerlo al cinema, a teatro, durante
una riunione d’affari e così via. Se proprio non puoi fare a meno di
ricevere una chiamata, scegli un cellulare dotato di vibracall, che fa
vibrare (e non squillare) il telefonino quando si riceve la chiamata.
Il cellulare, poi, non va esibito, sia per motivi di sicurezza (i ladri
sono sempre in agguato) che di buona educazione o semplicemente buon gusto
(ad esempio, non metterlo sul tavolo quando sei al ristorante…).
Basilicata:
la storia, il territorio,l’economia e le tradizioniLA STORIA
Il nome stesso della regione è legato a vicende storiche importanti ed è
suscettibile di diverse interpretazioni.Secondo alcuni storici deriva dalla
presenza dei monaci orientali Basiliani i quali
popolavano le località del materano dove, ancora oggi, ci sono ricche
testimonianze di ricoveri
d’anacoreti, di chiese sotterranee e di cenobi.Per altri, invece, il nome è
legato all’arrivo dei Bizantini (X secolo): è, infatti, in questo periodo
chela regione acquisisce il nome di Basilicata (dal greco basilikós,
amministratore bizantino della giustizia).Il toponimo Basilicata rimase quasi
costantemente in vigore, ad eccezione di due brevi parentesi
nel 1799 e nel 1820 e del periodo compreso tra il 1939 e il 1947, allorché fu
sostituito dalla denominazione
Lucania. Anche in questo caso l’origine del nome non è chiara. Per alcuni
studiosi il nomederiverebbe dal latino lucus (bosco). La regione era, infatti,
in epoche remote ricoperta di folte foreste,in seguito oggetto di disboscamento.
Secondo un’altra versione storica il nome deriverebbe dalgreco lykos (lupo)
riferendosi ai branchi di lupi che popolavano la zona. C’è poi chi ritiene
che la parolasi richiami ai "Luci" lontanissimi progenitori giunti
dall’Oriente attraverso le coste illiriche intornoal 1500 a.C. Crocevia di
popoli, ha subito dominazioni e devastazioni, ha conosciuto splendori
ed ombre: originariamente abitata dagli Enotri, in seguito fu colonizzata dai
Greci sulla fascia costiera
(sec. VIII-VI a. C.) e occupata dai Lucani (sec. V). Successivamente travagliata
da lunghe lotte con
Sibari, Crotone (sec. IV) e Taranto (sec. III) e alleata di Pirro e Annibale
durante la II guerra punica,
pur di sottrarsi al predominio dei Romani, venne infine conquistata da questi
ultimi che, più tardi,
la incorporarono insieme al Bruzio nella III regione augustea. All’inizio del
Medioevo, dopo le invasionidi Visigoti, di Goti e Ostrogoti, la regione (mentre
si andavano consolidando varie chiese vescovili)
fu per molto tempo contesa tra i Bizantini occupanti la fascia costiera e i
Longobardi attestati
all’interno. Nell’847 entrò a far parte del principato autonomo di Salerno,
nato dalla divisione del
ducato longobardo di Benevento, mentre alcuni territori rimanevano ai Greci o
venivano congiuntialla Puglia (Melfi, Montepeloso, Genzano, Forenza, Venosa,
ecc.). Occupata dai Normanni (seconda
metà del sec. XI), subì un grave processo di frazionamento a cui venne posto
termine solo intorno al
1130. La regione, comunque, non comprese più tutti i territori dell’antica
Lucania, ma solo quelli dell’odiernaBasilicata. Le autonomie locali furono
relativamente rispettate e le condizioni economiche
migliorarono notevolmente malgrado le frequenti lotte intestine e i saccheggi di
campagne e città. In
quel periodo la zona del Vulture e i castelli di Melfi e di Lagopesole
costituirono la residenza estiva di
sovrani e nella stessa Melfi Federico II promulgò, due secoli dopo (1231), le
sue Constitutiones melfitanae.Succedutisi quindi nel governo Svevi, Angioini e
Aragonesi, il loro dominio fu essenzialmente
caratterizzato da faide e contrasti tra popolo e signori da un lato e potenti
locali e governo centrale
dall’altro. Il successivo dominio spagnolo, invece, portò un insperato e
lungo periodo di calma, turbatosoltanto dalle prevedibili ripercussioni del moto
masanelliano (1647-4
.
I contrasti per il riscatto
dalle servitù feudali, la rapacità dei nuovi baroni e l’anarchia dei poteri
pubblici non impedironoinfatti il relativo mantenimento della pace i cui
benefici effetti si rivelarono anche in un certo incremento
demografico (111.000 ab. nel 1500; 196.000 nel 1648) che si accentuò poi
notevolmente nel
sec. XVIII. Occupata dalle armi francesi dal 1806 al 1815, dopo la restaurazione
borbonica la regione
fu fiorentissimo centro di numerose società segrete la cui azione fu
ferocemente combattuta con
ogni mezzo. Nel 1848, così, la concessione dello statuto cadde in mezzo a una
classe politica impreparata
ad accoglierlo e ugualmente avvenne nel 1860 con la spedizione di Garibaldi. Il
passaggio al
nuovo ordine politico amministrativo del Regno d’Italia non migliorò di molto
la situazione; si ebbeanzi il divampare del doloroso fenomeno del brigantaggio
che mise in luce ancora una volta i violenti
contrasti sociali che travagliavano quei luoghi e che non poterono certo essere
eliminati dalla dura
repressione del tempo. Nel secondo dopoguerra, nuovi tentativi di risollevare
l’economia della regione,attuati con la riforma fondiaria e gli interventi
della Cassa per il Mezzogiorno, non hanno dato i
frutti sperati.
IL TERRITORIO
La Basilicata si estende per 9992 km2 e conta solamente 609.596 (1995) abitanti,
quindi è debolmentepopolata: 61 abitanti per km2, meno di un terzo della media
nazionale.Di forma irregolare essa ha una posizione geografica marginale
rispetto ai centri propulsori della vita
peninsulare italiana chiusa com’è dalle regioni circostanti: confina con la
Campania ad ovest, la Pugliaa nord e ad est, la Calabria a sud; solo per brevi
tratti si affaccia sui mari Ionio e Tirreno. Se si esclude
la stretta pianura costiera che si affaccia sul golfo di Taranto il territorio
è quasi prevalentemente
montuoso con rilievi superiori ai 2000 metri. Essendo una regione tipicamente
montana la Basilicata
presenta le caratteristiche peculiari dei luoghi alti: aria pulita, tranquillità,
natura protetta.
I principali complessi montuosi che caratterizzano l’aspro paesaggio della
regione sono:1) L’Appennino lucano inizia in Campania alla Sella di Conza (700
m) e termina in Calabria al Passodello Scalone (740 m). Nell’Appennino si
alternano foreste con dorsali soleggiate e calanchi conl’aspetto di piccoli
canyon (Val d’Agri). Boschi ricoperti di faggi caratterizzano i paesaggi del
monte Volturino e di Moliterno. Importante opera idraulica è la diga del
Pertusillo, che sbarra il
corso del fiume Agri e permette di incanalare il materiale fluviale e di evitare
alluvioni. Al di là del
lago si estende la faggeta di Moliterno caratterizzata da enormi alberi che
arrivano fino a 30 metri
di altezza.
2) Il massiccio del Pollino, dove sorge il Parco Nazionale, segna il confine
meridionale della
Basilicata. È caratterizzato da una fitta rete di corsi d’acqua che solcano
le rocce, attraversano ipiani e i boschi, rendono fertili i terreni. Da sempre
simbolo del Pollino è il pino loricato (Pinusleucodernis), che purtroppo, oggi,
rischia di estinguersi perché l’abete, il faggio e le altre coniferetendono
ad invadere il suo territorio.
3) La catena del Sirino si trova in provincia di Potenza e comprende il monte
omonimo e il monte
Papa circondato da due laghetti (Remmo e Zapano). Alla base del monte Sirino il
lago è caratterizzato
dalla presenza nelle sue acque di trote ed è circondato di pioppi, querce,
castagni e faggi.
Durante le escursioni, con un po’ di fortuna, è possibile incontrare qualche
esemplare di volpe odi lupo.
4) Il Monte Vulture, un vulcano spento, si caratterizza per la presenza dei
laghi di Monticchio che
originariamente erano due crateri separati da una stretta lingua di terra. Fa da
cornice ai due specchi
d’acqua un folto bosco di faggi, querce, ontani, castagni, aceri e tigli.5) A
poche km da Potenza, uno dei più alti capoluoghi di regione, svettano le
montagne di Rifreddo
e della Sellata dotate di impianti sciistici. Intorno il paesaggio è
caratterizzato da estesi boschi di
cerri, agrifogli, faggi e da un tappeto erboso di "stellina odorosa".
In prossimità di Matera lo scenario cambia e alle montagne si sostituiscono
zone collinari e pianeggianti,
tra queste la piana ionica che occupa il litorale ionico (circa 40 km) ed è una
terra ricca di agrumeti,
frutteti, orti e giardini. Quest’area gravita per lo più sul Metapontino,
mentre alle spalle del litorale,quasi al confine con la Calabria, si trova il
Bosco di Policoro, che conserva alcune centinaia di ettari
di verde. Nell’entroterra ionico spicca la famosa Murgia Materna il cui
paesaggio, arido e brullo, è formatoda calcari bianco-lunari, ricchi di
fenomeni carsici e di grotte naturali, scavato da gole e gravine.
I MARI ED I FIUMI
Forte dei suoi contrasti la regione vanta anche due sbocchi sul mare: a
sud-ovest sul mar Tirreno e a
sud-est sullo Ionio.
La costa tirrenica lucana é caratterizzata da piccole insenature, promontori,
isolotti, spiagge dorate,
grotte ed ha fondali rocciosi che si prestano alle osservazioni subacquee. Il
centro propulsore del turismo
è Maratea, dotata di un piccolo porto turistico ben attrezzato e in grado di
ospitare imbarcazioni
anche di grandi dimensioni.
La costa ionica presenta, invece, caratteristiche opposte a quella tirrenica:
vasti arenili di sabbia finissima
giallo-dorata sono la peculiarità delle spiagge ioniche. Le località marine più
note sono
Metaponto e Policoro, ma si stanno facendo strada anche Scanzano Jonico, Nova
Siri, Pisticci e
Rotondella. Queste località hanno in comune spiagge molto ampie, frequentate da
numerosi bagnanti
e acque cristalline.
La Basilicata è anche una terra ricca d’acque. I fiumi più importanti che
l’attraversano sono cinque:Bradano, Basento, Cavone, Agri e Sinni. Sfociano
tutti nel mar Ionio e il loro alveo è sproporzionato
rispetto alla quantità media di acqua portata. I laghi artificiali più noti
sono il lago di San Giuliano,
il lago di Monte Cotugno e il lago di Pietra del Pertusillo, mentre tra quelli
naturali i più famosi sono
quelli di Monticchio e i laghi Laudemio e di Rotonda, di origine glaciale.
LA POPOLAZIONE
Al censimento del 1991, la popolazione della Basilicata ha fatto registrare, con
610.528 abitanti, un
incremento di appena 342 unità nei confronti di quello del 1981, pur avendo
potuto contare su un
aumento naturale di 2000-3000 unità all’anno, peraltro in via di progressiva
riduzione negli anniNovanta (1994: natalità al 9,2‰ e mortalità
all’8,4‰, per un incremento inferiore allo 0,1%, pari ameno di 500 unità).
Una situazione, dunque, di ristagno demografico con un saldo negativo (circa
800 unità all’anno) dello stesso movimento migratorio e una perdurante
tendenza alla divaricazionefra centri con popolazione superiore ai 5000
abitanti, che manifestano una maggiore vitalità e talora
una sensibile crescita, e centri minori, che subiscono un ulteriore
spopolamento, in particolare nella
provincia di Potenza. L’andamento della componente migratoria, ottenuta dalla
differenza di iscrizionie cancellazioni anagrafiche conseguenti a trasferimenti
di residenza, ha registrato, negli anni
Novanta, un aumento delle cancellazioni sia per altri comuni sia per l’estero,
per cui il saldo tra iscrittie cancellati è stato di -2557 unità, con una
variazione di -4,2%. Così come per gli anni precedenti,
anche per il 1998 la presenza stabile di stranieri (2303 persone) è risultata
in aumento, anche se la
regione continua a ospitare una percentuale decisamente bassa (0,22%) rispetto
al totale degli stranieri
in Italia. Nonostante questi elementi di fragilità, cui si aggiunge
l’invecchiamento strutturaledella popolazione, specie nelle aree più interne
e marginali, è possibile cogliere anche sintomi positivi
di una nuova organizzazione territoriale, fondata sul consolidamento - almeno in
alcune aree, e non
soltanto "esterne" - dell’armatura urbana. Questa, se non può
definirsi unitaria, vede emergere, oltreai subsistemi connessi ai capoluoghi di
provincia, i distretti del Vulture, con il quadrilatero Lavello-
Melfi-Rionero-Venosa, interessato dai più recenti interventi di localizzazione
industriale; del versante
tirrenico, con Lauria, Lagonegro e il centro turistico di Maratea; del
medio-alto Sinni, intorno a
Senise; dell’alto Agri, intorno a Moliterno, come effetto indotto dalle grandi
opere pubbliche per larealizzazione dell’invaso del Pertusillo; infine, delle
basse valli del Bradano e del Basento, aperte sullaPiana di Metaponto, dove,
accanto a centri industriali in fase di lunga crisi (Ferrandina, Pisticci),
emergono centri agricoli e commerciali (Policoro, Bernalda) fortemente dinamici.
L’ECONOMIALa Basilicata, svantaggiata dalla propria costituzione morfologica
ed emarginata per lungo tempo dagli
investimenti, è una delle regioni più povere del Paese: a un reddito pro
capite fra i minori corrisponde
infatti anche la minima produttività del lavoro, equivalente a 2/3 circa di
quella media italiana.
Il settore agricolo costituisce ancora oggi un caposaldo dell’economia
regionale: la produzione nonpuò però basarsi su colture di pregio, dati i
condizionamenti esercitati dalla montuosità del territorio,
dalla sua scarsa fertilità e dall’irregolarità delle precipitazioni. La
riforma fondiaria, cominciata apartire dagli anni Cinquanta, assieme
all’assegnazione di migliaia di case sparse e di terre ai braccianti,alle
bonifiche e alle irrigazioni di vasti comprensori (grazie anche allo sbarramento
del Bradano e di
altri fiumi) hanno contribuito allo sviluppo dell’agricoltura.La diffusione di
tali opere ha però subito, nel corso del tempo, un rallentamento ed esse non
sono
oggi in grado di assicurare adeguate opportunità di sviluppo alle attività
agricole, penalizzate anche
dall’insufficienza delle strutture di commercializzazione. La loro
localizzazione ha quindi determinatoaree piuttosto differenziate per
caratteristiche produttive: privilegiate risultano le valli dell’Agri, nelsuo
medio corso, e dell’Ofanto, oltre alla piana di Metaponto. Le colture più
estese sono quelle delfrumento, seguito da altri cereali che in buona parte
costituiscono materia prima per l’industria alimentarelucana (avena, orzo,
mais), e delle patate; abbastanza diffusi sono la vite (soprattutto uva da
vino), l’olivo, presente nelle aree collinari, e gli agrumi, nelle piane
ioniche; un certo incrementohanno registrato alcune colture industriali, in
particolare la barbabietola da zucchero (che ha superato
per estensione la tradizionale coltura della patata) e il tabacco, e quelle
ortofrutticole.
Il bosco copre il 20% ca. del territorio regionale: dopo decenni di intenso
diboscamento, esso ultimamente
ha iniziato a espandersi, anche in funzione produttiva sebbene al di fuori di
una precisa
strategia di valorizzazione. Il settore primario, in ogni caso, dopo una fase di
relativa modernizzazione,
più intensa nella Piana di Metaponto, sembra avere raggiunto i propri limiti
strutturali, in assenza
di una efficiente rete di distribuzione commerciale e di promozione: ciò, in un
quadro di forte concorrenza
interregionale, ha di fatto ostacolato la creazione di nuove filiere produttive,
relegando in
ruoli marginali le stesse colture di qualità.
Oggi la vera ricchezza è rappresentata dalle risorse del sottosuolo che offrono
ottime prospettive per
lo sviluppo economico della regione, in particolare il ritrovamento di
giacimenti petroliferi nella Val
d’Agri ha portato alla stipula di un accordo (nel 1998) fra Governo, Regione
ed E.N.I..La Basilicata, in cambio delle concessioni per lo sfruttamento di
questa importante materia prima
(una produzione stimata in 104.000 barili al giorno per vent’anni, pari al 10%
del fabbisognonazionale), otterrà rilevanti benefici economici ed
occupazionali, oltre all’impegno da parte delloStato di effettuare interventi
infrastrutturali per accelerare lo sviluppo socio-economico della zona
e di garantire la riqualificazione ambientale, con la salvaguardia del parco
naturale che dovrà sorgere
nella Val d’Agri.Scarsamente sviluppata è, invece, l’industria. L’attività
industriale prevalente è quella delle costruzioniedilizie, alimentata dalla
forte domanda di alloggi (specie nei capoluoghi), dalla ricostruzione
post-terremoto e dagli interventi volti a creare infrastrutture di base e opere
idrauliche: essa, tuttavia,
non è riuscita a innescare processi autonomi di industrializzazione. Limitato
è anche il ruolo dell’industriadi trasformazione: all’interno di questo
settore la regione è specializzata nella produzione alimentare,nella produzione
di fibre artificiali, nella lavorazione di minerali non metalliferi e nelle
produzioni
chimiche (concentrate in Valbasento). Positiva è la localizzazione di industrie
alimentari "esogene"
(pastarie, lattiere, dolciarie), in particolare a Matera e nel Melfese.
Nuove prospettive ha aperto la costruzione di uno stabilimento modello della
FIAT a Melfi (1993),
ia per i posti di lavoro che offre nel brevissimo termine sia per le possibilità
di occupazione che lo sviluppo
dell’indotto potrebbe creare nel medio e lungo periodo. Certamente, in valori
assoluti, le 6500unità (1997) assorbite dal complesso melfese sono andate a
compensare le perdite massicce degli altri
rami industriali, e in particolare della chimica. È interessante confrontare i
dati relativi alla divisione
settoriale del lavoro negli anni immediatamente precedenti e seguenti
l’apertura del complesso melfese:nel 1991, gli occupati in agricoltura
ammontavano ancora al 20%, mentre l’industria assorbiva soloil 26% del totale
e il restante 54% ricadeva nel settore terziario; nel 1994 il quadro risultava
profondamente
trasformato e, pur in un preoccupante calo dell’occupazione complessiva (da
193.000 a176.000 unità), i valori percentuali vedevano l’industria balzare al
37%, mentre l’agricoltura si dimezzavaquasi (11,5%, con 6000 unità in meno) e
il terziario stesso scendeva al 51,5%, perdendo oltre
10.000 posti di lavoro.
Altra risorsa scarsamente valorizzata è rappresentata dal patrimonio
ambientale, sia naturalistico sia
storico-culturale. Nonostante la migliorata accessibilità, soprattutto dai
versanti tirrenico (con la bretella
di collegamento fra Potenza e l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, su cui si
è sviluppato, neipressi del capoluogo, il nucleo industriale di Tito) e ionico
(con il potenziamento della strada litoranea
sul golfo di Taranto, da cui si dipartono le arterie di penetrazione lungo i
fondovalle del Bradano,
del Basento e dell’Agri), la Basilicata presenta ancora un movimento turistico
assai debole: poco piùdi 200.000 arrivi e circa un milione di presenze
all’anno, con una permanenza media, dunque, assaibreve (meno di 5 giorni) e
comunque legata, in massima parte, alle località balneari.
POTENZA E MATERA
Potenza e Matera sono le città più importanti della regione. La prima è
capoluogo di regione e le sue
radici affondano in tempi remotissimi. La località Serra di Vaglio (dista 20 km
da Potenza) costituì il
primo nucleo abitativo della città che fu distrutto dai Romani. Nel V secolo fu
invasa dai Goti di
Alarico e successivamente dai Longobardi.
Intorno al XIII secolo Federico II, dopo aver devastato la città, promulgava
dal castello di Melfi le
Constitutiones Augustales e fece costruire nuove fortificazioni in Basilicata.La
città subì due forti terremoti nel 1273 e nel 1694. Con Decreto napoleonico
del 1806 Potenza
divenne capoluogo di regione. Il Primo Piano Regolatore (1843) permise
l’espansione della città versosud, ma cento anni più tardi, Potenza subì un
bombardamento che diede via ad un piano di ricostruzione.
Nel novembre del 1980 una nuova scossa di terremoto mise di nuovo in ginocchio
la città ed
ancora oggi, a distanza di vent’anni si sta procedendo con la ricostruzione.Le
chiese del centro storico (la Cattedrale di San Gerardo, le chiese di San
Francesco, San Michele e
la Trinità), il Museo Provinciale, la Pinacoteca costituiscono una minima parte
del ricco patrimonio
artistico, storico e culturale della città.
Matera si presenta come un coacervo di arte, archeologia e modernità. La città
consta di parti di varie
epoche: la parte antica (i Sassi), quella medioevale-rinascimentale e quella
nuova con eleganti rioni,
opera di noti architetti italiani. Tra le numerose chiese le più antiche sono
San Giovanni, San
Domenico e il Duomo che risentono dell’influenza dell’arte romanica
pugliese. Il vanto di Matera sono i caratteristici Sassi (Barisano e Caveoso),
che dal 1993 sono patrimonio
dell’UNESCO e fanno parte delle 395 meraviglie del mondo. La loro struttura
urbana è unica: sonoinfatti quartieri scavati nel tufo della Gravina di Matera,
percorsi da vicoli e scale lungo i quali si avvicendano
palazzotti signorili, archi e ballatoi, orti e ampie terrazze. Le abitazioni
sono dotate di sistemi
idraulici e cisterne completamente scavate nelle profondità del terreno e
capaci di conservare l’acquafresca e potabile. Oggi i Sassi sono quasi
completamente disabitati e in essi fervono i cantieri.
LE TRADIZIONI E IL FOLCLORE
La Basilicata, terra di contadini, ha dato i natali ad uomini illustri da Orazio
ad Isabella Morra, da
Luigi Tansillo a Rocco Scotellaro a Leonardo Sinisgalli, da Tommaso Stigliani a
Mario Pagano, da
Giustino Fortunato a Francesco Saverio Nitti e Ettore Ciccotti.
I Lucani, popolo fiero ed orgoglioso, hanno saputo mantenere la propria identità
culturale ed infatti
uno degli eventi fondamentali della società lucana sono le feste e le
tradizioni popolari, a metà strada
tra il sacro e il profano: il Maggio di Accettura, la Madonna della Bruna a
Matera, la Sfilata dei
Turchi a Potenza ecc.
A un uso importato dai Longobardi si riconnette la sopravvivenza del Morgengab,
o dono del mattino,consistente nella donazione di una parte dei propri beni
fatta dal marito alla sposa dopo la prima
notte nuziale. Interessante è pure la consuetudine molto antica e rimasta in
vita fino a tempi abbastanza
recenti, di comprendere nella dote della sposa, oltre gli oggetti elencati nella
carta dotale, tutto
l’abbigliamento e i gioielli di cui era ornata il giorno delle nozze,
riassunti nella formula "la sposa comesi trova". Nella regione, come
per es. a Tricarico, dove la tradizione vuole che gli sposi al ritorno dalla
chiesa passino sotto un gelso, sussistono tracce di antichi riti come il
matrimonio con gli alberi, legato
alla credenza che questi trasmettessero agli uomini il proprio potere
fecondativo.
Altra sopravvivenza è quella della richiesta ufficiale di fidanzamento avanzata
ponendo un ceppo
davanti alla porta di casa della ragazza: se questa accetta, introduce il ceppo
in casa, altrimenti lo fa
ruzzolare in mezzo alla strada.
Altra tradizione antichissima tuttora seguita in paesi come Stigliano,
Pietragalla, San Giorgio, Senise,
Pisticci, è quella del pianto funebre. Presente la salma del defunto, prefiche
o donne della famiglia rinnovano
un rituale che nei suoi tratti essenziali è così descritto da Carlo Levi in
Cristo si è fermato aEboli: "Si strapparono i veli e i nastri, si
scomposero le vesti, si graffiarono a sangue il viso con leunghie e cominciarono
a danzare a gran passi per la stanza, battendo il capo nei muri e cantando, su
una sola nota altissima, il racconto della morte".
Per il ciclo dell’anno, S. Antonio (17 gennaio) segna l’inizio del
Carnevale, che si prolunga fino alleCeneri. A Matera due pupazzi fatti con cenci
imbottiti di paglia e collocati a distanza sui tetti, rappresentano
il Carnevale e la Quaresima: il primo viene asportato il giorno delle Ceneri,
l’altro la mattinadi Pasqua. A Irsina sette pupe vestite di nero appese al
balcone segnano le domeniche di
Quaresima: ogni domenica ne viene tolta una fino alla Resurrezione.
Notevolissimi anche i riti legati
alla celebrazione della Settimana Santa: a Barile nel Vulture la processione dei
Misteri aperta da tre
centurioni a cavallo, che si snoda per 5 km con tutti i personaggi della
Passione con al centro Cristo;
caratteristico quello della zingara adorna di tutti i gioielli che le sono stati
prestati dalle donne del
paese.
Analoga reliquia vivente del dramma sacro si conserva a Ferrandina; lì come
anche a Melfi per S.
Antonio da Padova (13 giugno) aveva luogo lo "scaricavascio" o "pizzicantò",
sorta di girotondo eseguito
da dieci robusti popolani che ne reggevano sulle spalle altri dieci e talvolta
su questi ancora altrettanti.
Questo gioco non è che la discesa di una danza rituale che si troverà in
Calabria col nome di
"torre vivente". Il 1º e il 2 novembre a Matera la credenza popolare
vuole che i morti scendano in città
dalle colline del cimitero stringendo nella mano destra un cero acceso; il 2
novembre le donne, accovacciate
sulle tombe, ripetono il pianto funebre. Pellegrinaggi famosi hanno luogo al
santuario della
Vergine sul m. Pollino, a Santa Maria delle Fonti (Tricarico), a Latronico.
Molto vive sono le credenze
sulla stregoneria e la magia, frequente il ricorso alle fattucchiere e alle loro
pratiche