IL CASTELLO DI RUVO DEL MONTE
La storia di Ruvo del Monte non è proprio conosciuta da tutti. Si sa, per esempio, che nel 1435 fu espugnata, dopo fiera resistenza e, quindi, fu incendiata dal condottiero Caldora, di parte angioina perché il feudatario di Ruvo, Antonello Gesualdo, era partigiano del re Alfonso.
Questa storia ci rivela che la città dovette risorgere dalle fondamenta o, comunque, dovette subire un rinnovamento urbanistico tipico di tutti gli insediamenti della Basilicata a partire dalla metà del XV sec.
Erano iniziati, però, anche tempi duri: allo spadroneggiare dei nobili e dei briganti, si aggiungeva la paura dei Turchi e dei corsari, che piombavano improvvisamente, incendiavano messi, rapivano uomini, donne e bambini per portarli in Oriente.
In quest' epoca e comunque non oltre il 1500, si deve porre la costruzione del castello con la sua forte e maestosa torre che domina ancora oggi il paese.
Gli anziani raccontano che, un tempo, si usava ancora dire ai bambini, per non farli allontanare troppo dall'abitato: "Non andate lontano, potreste essere afferrati dai zannieri (giannizzeri, ovvero scagnozzi)"; questo perché era naturale che il feudatario di un tempo imprecisato aveva il gusto di rapire bambini e fanciulle per seviziarli e fargli scherzi continuamente. I bambini, tanto rimanevano spaventati, che avevano poi paura anche di andare a lavorare nei campi del signore una volta divenuti adulti.
Ma cosa avveniva in quel castello?
Si sa, ed in effetti è stato scoperto di recente, che il castello era ricco di segrete che si racconta fossero piene di cadaveri di bambini: erano gli scheletri di quelli che non avevano potuto resistere alle terribili torture.
Un giorno uno dei giovanissimi del paese decise di comprendere cosa ci fosse di strano in quella costruzione, anche perchè i suoi amici non parlavano di ciò che avevano subìto durante le torture. Al pomeriggio, vide alcuni popolani entrare nel maniero; egli si intrufolò tra gli intercapedini delle mura ed ascoltò: "Signore maestoso, vorremmo farti notare che qui le nostre donne ed i nostri bambini sono ancora più monelli. Prova a fare tu qualcosa". Il signore annuì e se ne andò.
Quella sera sparì un ragazzino, ed il nostro eroe cercò di intrufolarsi nel castello: ci riuscì e vide una cosa da non crederci!
Il signore del castello, vestito da diavolo, torturava il bambino, che era legato, con una piuma!
La piuma veniva posta ai piedi del poveretto che rideva e gridava: "Pietà, basta, non lo faccio più, ti prego, farò il buono".
Quel bambino, al nascosto, fece un grande sorriso e disse fra sé: "Anche io dirò ai miei figli di stare attenti agli giannizzeri del signore del castello".
(di P. Rescio)