IL CASTELLO DI SANTARCANGELO
A circa a tre chilometri da Sant'Arcangelo sorgono ancora maestose le mura di un grande palazzo baronale chiamato "della Cavallerizza". Il toponimo fa intendere che il luogo era una posta per cavalli o, invece, un luogo fortificato dove sorgeva, probabilmente, un villaggio distinto da SantArcangelo.
Vi si vedono ancora alcune ampie stanze, che rammentano il medioevo, i racconti superstiziosi e i potenti feudatari.
Questo palazzo, per lo più un edificio baronale, fu edificato da Eligio della Morra ed era composto di tante stanze per quanti giorni ha l'anno. Intorno vi si ammirava un incantevole e vasto giardino, tanto che quella contrada si chiama ancora "Mura di Giardino".
Qui risiedeva il feudatario di SantArcangelo non avendo ancora costruito nell'abitato il palazzo baronale, e vi si divertiva nel domare e crescere i cavalli di razza.
Due volte l'anno, da contrade vicine e lontane, veniva grande quantità di gente per la fiera dei cavalli di don Eligio.
E non solo compratori di professione, ma anche signori e signorotti, che rimanevano colpiti, oltre che degli splendidi esemplari equini, del numero e della vastità delle stanze del castello che, ovviamente, Eligio faceva mirare ai suoi ospiti.
Ogni stanza aveva un suo nome; impossibile elencarli tutti; si sa, però, che erano presi o da antichi guerrieri o da santi o da fenomeni naturali; C'erano. per esempio, le stanze di Enea, di Ulisse, di Achille, di Orlando, di Rinaldo, di San Leone, di San Gregorio, di San Gerardo, della tempesta, del fulmine, della luna, della nebbia.
Erano tutte affrescate con scene o episodi che ne giustificavano il nome; caratteristiche erano, per esempio, le stanze di Ulisse e di Orlando: nell'una si vedeva l'eroe greco in atteggiamento pensoso e circondato da sei donne, di cui una nuda ma vista di dietro; più in alto, alcune dee con delle coppe in mano; sulla volta tante navi piene di cavalli e di sirene; sulla parete di fronte Ulisse, la moglie, il figlio e i Proci. Nell'altra stanza, in quella di Orlando, si vedeva una grotta con dentro Angelica e Medoro e più in là il paladino che con una mano sradicava un albero e con l'altra si batteva la fronte; sulla volta, Carlo Magno tutto triste e Gano sorridente; sulla parete di fronte Orlando mangiava cavalli.
Quando i signori di Sant'Arcangelo si costruirono il palazzo in città, la Cavallerizza perse molto del suo splendore e lentamente, a causa sia delle intemperie sia dell'abbandono, andò sempre più in rovina.
(di P. Rescio)