LA TORRE DI SATRIANO

Tra Picerno e Tito, su di un colle difficile da scalare, si eleva una torre alta, di base quadrata, fra i ruderi di una città abbandonata. Si tratta solitaria testimone della distruzione di Satriano, grande centro lucano che nell’antichità fu sede di diocesi, quindi insediamento importante lungo la strada che da Potenza raggiungeva le parti più meridionali della Calabria passando per la Valle del fiume Mèrcure.

Satriano

Satriano ebbe sempre degli abitanti irrequieti verso la Corona Imperiale, ed era già famosa per vicende che rasentavano la ribellione. Questi sentimenti, ricordati dai centri attuali di Tito e Satriano di Lucania, furono la causa della sua distruzione.
Un giorno, nei primi anni del Quattrocento, passavano per il paese alcuni gentiluomini della città di Campagna (prov. di Salerno); erano degli armigeri che provenivano dalla città di Terlizzi, in provincia di Bari, da cui avevano prelevato una bellissima fanciulla che era stata scelta come damigella e cameriera della regina Giovanna II di Napoli.

Quando gli uomini d'arme passarono per Satriano per potersi ristorare un pò i paesani restarono meravigliati dell'arrivo della bella terlizzese e le si fecero vicini e tutti volevano vederla al suo passaggio, dimostrandole con apprezzamenti anche pesanti, il loro compiacimento. Gli accompagnatori rimasero seccati di questa folla e cercavano di passar oltre, quando alcuni ragazzacci si aprirono il varco e con la forza rapirono la donzella e la trascinarono via.

La folla fuggì, mentre i gentiluomini pregarono, scongiurarono, perché fosse ridata loro la fanciulla; e finalmente l'ottennero, ma solo il giorno successivo.

Mortificati, ma indignati, i cavalieri ripresero lì cammino verso Campagna. Giunti a destinazione informarono la regina Giovanna dell’accaduto, ed essa ebbe motivo di vendicarsi dei continui affronti di Satriano; i nobiluomini fecero suonare a raccolta i loro fedelissimi soldati, mentre spargevano la notizia dell'affronto fatto a loro e alla cameriera della regina. Ecco che tre compagnie di soldati partono per Satriano: arrivano di mattino, salgono per il paese, uccidono per le strade, entrano nelle case; assetati ancora di vendetta appiccano lì fuoco agli edifici: tutto è bruciato...

Satriano fu un mucchio di rovine, su cui rimase emblematicamente solo la torre.

Gli abitanti superstiti si rifugiarono nei paesi vicini e vi portarono lì tragico racconto, tramandato di generazione in generazione, abbellito di episodi.

Nella torre, si racconta, è ancora sepolto, custodito dal diavolo, un grande tesoro, di cui s’impadronirà un dannato all'inferno che, a mezzanotte, con un 501 colpi di scure, reciderà un sambuco.

(di P. Rescio)