IL CASTELLO DI VENOSA
Nell'anno 1470 Pirro del Balzo, duca illustre di Venosa, vedendo che questa città era esposta a molte vicende di guerra e che, quindi, per la difesa dei cittadini, era necessaria la costruzione di un castello, domandò ed ottenne dal Vescovo della città, il luogo dove sorgeva la Chiesa Cattedrale, impegnandosi a farne costruire un'altra a sue spese. Il motivo fu la grande espansione della città che, spostandosi oltre lattuale area archeologica delle terme e della cosiddetta "Incompiuta", la popolazione divenne più numerosa ed anche più ricca per i traffici commerciali lungo la via Appia.
Il primo signore di Venosa fu Venceslao Sanseverino, ma alterne vicende la portarono, sotto Federico II, a divenire una città demaniale.
Ciò permise, ovviamente, una certa stabilità dellinsediamento che così prosperò senza essere angariato dalle numerose gabelle feudali.
La città, dunque, diventò più grande e necessitava di essere difesa da un forte castello. Il castello fu costruito come il Castel Nuovo di Napoli, separato da un grande e profondo fossato.
Furono innalzate quattro solidissime torri con basamento a scarpa, di cui due ridotte ad un terzo della primitiva loro grandezza. Nell'interno vi è uno spazioso cortile che ospita manifestazioni culturali, mentre gli appartamenti baronali sono oggi Biblioteca e sede degli uffici periferici della Soprintendenza Archeologica della Basilicata.
Il castello di Venosa era famoso per le sue prigioni, che furono comparate ai celebri Piombi di Venezia.
Le mura interne portano ancora le tracce della tirannide baronale; molte iscrizioni, incise nella dura pietra richiamano le pene, gli affanni, le torture dei prigionieri.
Si racconta che questo castello fu sede di vari incontri galanti fra il signore del castello e le cortigiane che, durante le rappresentazioni teatrali, si offrivano volentieri per poi favorire la carriera dei mariti allinterno del feudo.
Non sappiamo se accadde proprio in questo castello, ma una sera venne rappresentata una commedia, il "Paolino e Polla", scritta dal giudice Riccardo intorno al 1230, che raccontava le vicende del periodo federiciano. Durante lo spettacolo cadde il palcoscenico e tutti videro il castellano con una cortigiana in abiti poco decenti.
Oggi è facile trovare ancor oggi nascondigli scavati nelle pareti, trabocchetti calati nel suolo, segrete oscurissime e strumenti per la tortura.
(di P. Rescio)