IL CASTELLO SAN CHIRICO RAPARO

Superata la chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo, e dopo aver superato per tornanti qualche viuzza nel centro storico di San Chirico Raparo, si raggiungono alcuni ruderi rappresentati da uno spesso muro che gli abitanti chiamano “castello”. Esso, in realtà, faceva parte di una torre a pianta quadrangolare dove risiedeva il potente barone che possedeva anche la chiesa-grotta di San Michele al Monte Raparo.

All’interno del castello, come si sa, avvenivano numerose feste durante la quali avvenivano fatti inspiegabili. Si racconta che una volta fu trovato un uomo impiccato in un sotterraneo, mentre un’altra volta scoppiarono le botti dove era depositato del buon vino lucano, pronto per la grande cena. Anche il barone, in effetti, non sapeva come mai avvenissero quegli strani fatti e decise di indagare assoldando un sacerdote della chiesa parrocchiale di san Chirico. Costui, da furbo, aveva inventato un modo per movimentare le feste. Aveva meditato di continuare a realizzare eventi strani senza indagare su quelli inspiegabilmente accaduti.

Passò qualche mese quando il barone, in occasione dell’anniversario del suo matrimonio, chiese al sacerdote di controllare che le vivande fossero al loro posto e fuori pericolo da un intervento soprannaturale. Non fece i tempo a parlare che si udì un forte rumore simile al tuono. Tutti si affacciarono dalle finestre e dalle feritoie del castello, ma non si vide nulla; solo il sacerdote sapeva, poiché aveva messo in una grotta della polvere greca per farla saltare in aria. Ma il bello doveva ancora venire.

Lo spavento fu così forte, che il furbo pensò di trovare un motivo per sollazzarsi alla corte del castello, e per sempre questa volta. Con il consiglio del barone si era deciso di dare un vitalizio al religioso, affinché egli badasse che eventuali spiriti del castello fossero placati dalla presenza religiosa. Ciò sta ad indicare che in quelle zone, nel Medioevo, non sempre gli abitanti erano così legati al culto cristiano, ma invece cadevano nella superstizione pura e semplice come gli antichi pagani. Accadeva, dunque, che anche i religiosi trovassero qualche espediente per far rinsavire il popolo, ricorrendo anche a pratiche magiche che gli ignoranti ritenevano di grande effetto. Nel caso del castello di San Chirico Raparo, il sacerdote rimediò più della fede del volgo, ma anche del barone.

Arrivò così la sera della festa, ed il sacerdote aveva preparato qualche sorpresa che anche gli invitati pensavano fosse una trovata del barone. All’improvviso, durante il ballo, vi fu un tremendo e vero terremoto che tutti corsero fuori, tranne il malefico sacerdote. Egli aveva creduto che fosse un altro di quei boati che egli stesso provocava, ma quando furono tutti all’esterno, le mura del castello si richiusero seppellendo per sempre l’uomo.

(di P. Rescio)