IL CASTELLO DI FORENZA

Nel grande castello di Forenza abitava una fanciulla graziosa, virtuosa, che viveva spesso da sola, essendo suo padre sempre in battaglia alla difesa dello stato angioino. Erano stati in molti a chiederla in sposa per le sue doti fisiche e il suo buon cuore ma ella non si sentiva pronta al matrimonio.

Forenza

Una sera, mentre pregava, si avvicinò un giovane biondo e bello, che con acconce parole a modo tentò di distoglierla dalla preghiera. La ragazza, turbata, si raccomandò alla Madonna e per sfuggire alle lusinghe di quell'uomo lo pregò di tornare un altro giorno.
Rimasta sola scoppiò in pianto e chiese aiuto alla madre, morta da anni, la quale apparve prontamente e le disse: “Figlia mia, fatti coraggio. Sappi che chi ti si è presentato in belle fattezze è proprio il diavolo. Se vuoi tenerlo lontano, devi ricorrere a questa astuzia: quando tornerà, metterai sul fuoco una casseruola con dentro l'olio e col pretesto di dover friggere lo pregherai di attizzare la fiamma. Non appena l'olio comincerà a bollire, glielo butterai addosso e vedrai che scom-parirà”.

La principessina ringraziò la madre e giurò di fare ciò che le aveva consigliato. La sera successiva, allorché il demonio si affacciò sul-l'uscio per rinnovare la sua dichiarazione, ella lo pregò di aiutarla ad accendere il fuoco in modo che potesse preparargli da mangiare. L'ospite, ben contento di quell'invito inatteso, si mise subito all'opera soffiando e gettando frasche nel camino con tale foga da diventar rosso come un pomodoro.

Finalmente la fanciulla credette che l'olio fosse abbastanza caldo e approfittando di un momento in cui il messere stava con la testa in giù, glielo rovesciò addosso. Ma, non appena il diavolo avvertì la tremenda bruciatura, emise un grido e, per il timore di essersi ridotto peggio di un tizzone, con gran frastuono sprofondò sottoterra.

Giunto urlando all'inferno, i compagni più premurosi gli andarono incontro e gli domandarono: “Chi ti ha conciato in tal modo?”. Quegli raccontò a mezza bocca l'accaduto e della cattiveria della fanciulla di Forenza.

Ma il giorno successivo volle vendicarsi. Si trasformò in una dama di corte e si presentò al castello dicendo che era la moglie vera di suo padre. La fanciulla cadde in disperazione e non sapeva come fare per liberarsi della nuova verità. Ma il fato volle che all’interno del castello vi fosse una cappella dove era venerata la Vergine Maria, la quale volle salvare la vergine mostrandole, per caso, la veste della donna.

Apparve la coda del diavolo, che venne bruciata definitivamente da un candelone, già acceso, posto dentro l’edificio sacro. Le di dolore furono così forti che il povero diavolo sprofondò per sempre nell’abisso. La fanciulla divenne forte e coraggiosa, come a dire :

Quann’ la fémin’ vòl fa
fac’ chióv’ e nivicà

(di: P. Rescio)