IL CASTELLO DI AGROMONTE

Il castello di Agromonte, nominato per la prima volta nel 1112, è una piccola costruzione posta su una piccola collina, fra le località Dragonetti e Scalera in agro di Lagopesole(20); di esso non rimangono che i tratti di una struttura fortificata a pianta quadrata ed una chiesa. Il sito, proprio perché abbandonato in antico, fu spesso rifugio di briganti.

Agromonte

C’era una volta un padre che aveva tre figli di cui il minore era stato soprannominato dai fratelli, Carmine. Quando il genitore chiuse gli occhi lasciò come unica ricchezza tre vacche; i fratelli Pietro e Paolo si presero le più pregiate e più grasse e a Carmine toccò la più piccola e ossuta.
Il ragazzo, fu così costretto ad accettare quell’ingiustizia ma, non volendo più subire altre prepotenze dai fratelli, decise di uccidere la vacca, ricavare dalla pelle una grancassa e mettersi a girare per il mondo.

Con questo strumento cominciò presto a guadagnarsi di che vivere e molto spesso i padroni di masserie lo conducevano in campagna perché col tam-tam allontanasse gli stormi di uccelli che si divoravano i campi di biade.

Un giorno Carmine si inoltrò in un bosco e si diede a rullare di santa ragione proprio mentre tre ladri si stavano dividendo il tesoro che avevano rubato a un ricco proprietario. Nel sentire quei rumori da truppa in marcia i briganti immaginarono che fossero le guardie che venivano ad arrestarli per cui, senza indugio, abbandonarono la ricchissima preda e se la diedero a gambe. Carmine, come li vide scappare a quel modo, pensò che dovessero essere dei briganti, e non s’ingannava infatti; tanto che approssimatosi al valloncello da cui si erano allontanati scopri sparsi nel terriccio marenghi, anelli con pietre preziose e brillanti. “Misericordia!” esclamò quasi incredulo di quella fortuna, riempì la sacca e tornò al paese a mostrare ai fratelli ciò che aveva rinvenuto.

Quando gli egoisti dei fratelli seppero l’accaduto sbiancarono dalla sorpresa e vollero sapere come avesse fatto quella mezza cartuccia di Carmine a impadronirsene, e il ragazzo svelò onestamente il suo segreto. Allora essi, spinti dalla brama dell’oro, si affrettarono a uccidere le rispettive vacche, a ricavarne enormi grancasse e a portarsi sul luogo indicato da Carmine.

Intanto i tre ladri, pentiti di aver lasciato il bottino allo scoperto, tornarono nel bosco per recuperano; ma, cerca di qua e cerca di là, non trovarono un bel nulla, e già muti e sconsolati stavano per andarsene in malora, quando riudirono quel tam tam da cui si erano lasciati stolidamente impressionare due giorni prima. E persuasi che si trattasse delle medesime persone che avevano seminato loro terrore li presero di santa ragione e si impadronirono dell’unica loro ricchezza, cioè le grancasse. Come a dire, in lucano, Chi spàragn’ mbragn’ e mal’ e ben’ nun s’n’ ver’ (Chi risaprmia troppo va in rovina e non gode nessun bene della vita).

(di: P. Rescio)