IL CASTELLO DI PIETRA MORELLA

Fuori dell’abitato di Brindisi di Montagna esisteva un villaggio con masseria fortificata dal nome di Pietra Morella. Qui esisteva già un cenobio “basiliano”, ma nel XVI sec. pervenne ai Padri Certosini di Padula ai quali fu donato dal Principe Nicola S. Severino.

Pietra Morella

Nacque la grancia di S. Demetrio, eretta per designazione del rettore Gerardo Church, detto Dionisio Canonico Potentino. La Grancia fu dedicata a S. Demetrio da Irene Scanderbergh, figlia dell’eroe albanese e moglie del S. Severino. Nel 1700 i Certosini estesero i possedimenti su tutto il feudo ampliando l’antico fabbricato sede del cenobio costruendovi abitazioni, mulini e ovili. Il monumento è riconoscibile da una torre di avvistamento con merlatura che sormonta un edificio il cui ingresso è costituito da un grande portale in pietra. La struttura sembra essere databile alla metà o fine del XVI secolo. Sul lato opposto vi è un altro ingresso che conduceva ad una cappella dove agli inizi di questo secolo si trovava un altare barocco ed una statua di S. Lorenzo. La costruzione ricalca i dettami di S. Bruno, fondatore dell’Ordine monastico certosino, finalizzato al ritiro e alla contemplazione.

In una piccola casa presso il feudo, nel Cinquecento, abitava una ragazza graziosa, virtuosa e orfana che viveva un po’ con i risparmi che le avevano lasciato madre e padre e un po’ col guadagno che ricavava tessendo il fustagno.

Erano stati in molti a chiederla in sposa per le sue doti fisiche e il suo buon cuore ma ella non si sentiva pronta al matrimonio. Una sera, mentre pregava, si avvicinò un giovane biondo e slanciato il quale con acconce parole tentò di distoglierla dalla preghiera. La ragazza, turbata, si raccomandò alla Madonna e per sfuggire alle lusinghe di quell’uomo lo pregò di tornare un altro giorno. Rimasta sola scoppiò in pianto e chiese aiuto alla Vergine, la quale apparve prontamente e le disse: “Figlia mia, fatti coraggio. Sappi che chi ti si è presentato in belle fattezze, per meglio tentarti, è nient’altro che il diavolo. Se vuoi tenerlo lontano, devi ricorrere a questa astuzia: quando tornerà, metterai sul fuoco una casseruola con dentro l’olio e col pretesto di dover friggere lo pregherai di attizzare la fiamma. Non appena l’olio comincerà a bollire, glielo butterai addosso e vedrai che scomparirà”. La ragazza ringraziò la Vergine e giurò dl fare ciò che le aveva consigliato.

La sera successiva, allorché il demonio si affacciò sull’uscio per rinnovare la sua dichiarazione d’amore, ella lo pregò di aiutarla ad accendere il fuoco in modo che potesse preparargli da mangiare. L’ospite, ben contento di quell’invito inatteso, si mise subito all’opera soffiando e gettando frasche nel camino con tale foga da diventar rosso come un peperone. Finalmente la fanciulla credette che l’olio fosse abbastanza caldo e, approfittando di un momento in cui il messere stava con la testa in giù, glielo rovesciò addosso. Apriti cielo! Come il diavolo avvertì la tremenda bruciatura, emise un grido e, per il timore di essersi ridotto peggio di un tizzone, con gran frastuono sprofondò sottoterra.

Giunto urlando all’inferno, i compagni più premurosi gli andarono incontro e gli domandarono: “Chi ti ha conciato in tal modo?”. Quegli raccontò a mezza bocca l’accaduto e i diavoli, feriti nel loro orgoglio per colpa di un babbeo che si era lasciato beffare da una verginella, lo misero in mezzo e gli dettero il resto infilzandogli il sedere con mazze ferrate e uncini roventi.

(di: P. Rescio)