IL CASTELLO DI RIPACANDIDA

A Ripacandida c’era una volta un re che mentre andava a caccia vide un uomo intento a zappare il suo campicello. Il sovrano s’informò’ di quanto guadagnasse e quegli rispose: “Quindici grani”.

Ripacandida

Il re disse ancora: “Che ne fai?”. E lo zappatore: “Cinque li presto, cinque li butto e cinque li restituisco”. Il re volle sapere il senso di queste parole e l’uomo precisò: “I cinque che presto sono per i miei figli che nella vecchiaia penseranno al mio mantenimento; i cinque che butto sono per mia moglie, ché da questa non mi aspetto più nulla oltre ai servizi che mi sta facendo adesso, e gli altri cinque li restituisco ai miei genitori che mi hanno allevato”.

“Bravo” disse il sovrano “ma questo non devi confidarlo a nessuno. Potrai riferirlo solo quando avrai visto cento volte la mia faccia”.

Lo zappatore promise di obbedirgli. Appena il re tornò al palazzo, convocò principi e ciambellani e disse loro: “Chi indovinerà quel che ora vi dico lo farò padrone di cinquanta paesi”. E ripeté le parole dello zappatore.

I principi ascoltarono attentamente e ciascuno di essi, desideroso di ottenere il premio, si lambiccò il cervello per riuscire a spiegare il rebus. E uno di essi pensava: “Come mai è venuta in testa al sovrano questa scommessa? Qualcuno, certo, gliel’ha provocata. E allora bisogna sapere chi è costui”.

Così pensando decise di percorrere la strada che il re aveva battuto il giorno precedente.

Dopo aver camminato per un bel pezzo s’imbatté nel piede su un cumulo di monete ancora più grande del primo; le monete, però, erano tutte d’argento. Donato si piegò di colpo per impossessarsene prima che qualcuno venisse a impedirglielo, ma anche questa volta sul più bello la Fortuna venne inflessibile ad arrestano.

Con la coda tra le gambe si allontanò per entrare nell’ultima stanza. E qui, chi l’avrebbe mai detto? legata a una fune pendeva la sua zappa. Donato, confuso e mortificato, si voltò dall’altra parte per non guardarla. In quell’istante rivide la Fortuna che con aria severa gli indicava l’arnese: “Donato, prendi quella zappa. Ti servirà a trovare ciò che hai sempre desiderato, se sarai capace di scavare nel fondo più profondo della terra”.

Il contadino prese la sua zappa e se ne tornò a casa deciso a seguire i consigli della fata. Ricominciò pazientemente a rivoltare i maggesi, seminò il grano come si conviene, e quando venne la stagione della mietitura si avvide che il raccolto era così abbondante che non c~erano aie capaci di contenerlo né sacchi sufficienti a raccogliere i tornesi che via via ne ricavava.

Allora Donato si rese conto di quanto fossero preziosi gli insegnamenti ricevuti e tutti nel circondano si convinsero che soltanto nel lavoro è lecito cercare ricchezza e fortuna.

(di: P. Rescio)