IL CASTELLO DI CASA DEL DIAVOLO

Vicino lavello ci sono dei ruderi che solo recentemente hanno ipotizzato fossero una terma romana. Nell’antichità, però, questi reperti monumentali vennero interpretati come i resti di un villaggio, che per l’imponenza delle mura doveva certamente possedere un castello vero e proprio.

La terma, realizzata con blocchetti in terracotta dal vivissimo colore rosso, furono sempre interpretati come una casa infestata dal Diavolo, forse anche perché nei sotterranei doveva scorrere un’acqua che, al tempo dei romani, veniva riscaldata. La tradizione, quindi, ricorda sempre la presenza dei diavoli nei siti abbandonati.

C’era una volta un ricco signore che per capriccio della sorte era diventato povero e spesso per disperazione diceva tra sé: “Venderei l’anima al diavolo pur di ritornare ricco come un tempo”.

Un giorno, mentre andava per una strada di campagna il diavolo si fece avanti e gli disse: “Tu vuoi diventare ricco? E io ti accontento; dammi in cambio la tua anima”.

L’uomo rispose: “Non solo la mia anima, ma anche l’anima di mia moglie”.

Il demonio si fregò le mani per la grande soddisfazione e fu pattuito che i due dannati dovessero vivere altri dieci anni. L’uomo infatti tornò ad essere ricco e campò felice e spensierato.

Ma quando stava per giungere il tempo in cui doveva consegnare al diavolo l’anima sua e di sua moglie fu colto da cupa tristezza. La donna, nel vederlo così cambiato, volle conoscerne la ragione e allorché seppe ogni cosa andò a riferirlo al confessore e questi le disse: “Stanotte tu e tuo marito mettetevi addosso l’abitino della Vergine e pregatela con tutto il cuore. La Madonna vi aiuterà”.

Essi così fecero. E mentre andavano a consegnarsi al diavolo, secondo i patti, videro sorgere davanti il santuario dell’Incoronata. Arrestarono il calesse ed entrarono. Terminata la loro preghiera e risaliti sul calesse, l’uomo si trovò accanto la Madonna al posto della moglie, senza che se ne avvedesse.

Giunti a destinazione, il demonio cominciò a sbraitare: “Maledetto, vattene! Mi hai portato la mia traditrice!”.

L’uomo che non si era accorto della prodigiosa sostituzione, rispose: “Dov’è mai il tradimento? Promisi di darti l’anima mia e di mia moglie ed eccoci a mantenere l’impegno”. Ma il diavolo come un ossesso non cessava di agitarsi e di sacramentare. Allora la Madonna si rivelò e disse: “Per questa volta siete salvi. Tu; ricordati che sei padrone dell’anima tua, non di quella della tua sposa. Non hai alcun diritto di cederla al demonio senza il suo consenso. Avanti, torniamo da lei che aspetta nella cappella”.

Il miracolato, sconvolto dall’emozione e incapace di profferire una parola di ringraziamento, spronò il cavallo. Giunti al santuario dell’Incoronata, la Madonna si sollevò in un fruscìo di seta per ricollocarsi nella nicchia e al suo posto egli riconobbe le sembianze della fedele compagna che aveva rischiato di buttare nelle braccia del diavolo per tre tomoli di ricchezza passeggera.

(di: P. Rescio)