IL CASTELLO DI TIMPA CASTELLUCCIO

Presso la fortezza piccolissima di Timpa Castelluccio, presso Muro, c’era un contadino che aspettava un figlio ed era uscito prima dell’alba, a guardare le stelle, per fare l’oroscopo al nascituro come a quei tempi si usava. Mentre osservava gli astri passò un cavaliere con uno scudiero e una muta di cani.

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Vedendo il contadino guardare il cielo, il cavaliere domandò: “O buon uomo, che fate qui a quest’ora?” “Aspetto un figlio, e una indovina ha detto a mia moglie che il nostro bambino piccino diventerà il futuro Re di Timpa”. “E le stelle cosa dicono?” “Che stanotte in questi dintorni, da una famiglia di poveri contadini, nascerà il Re di Timpa, e che un re lo terrà a battesimo”. “Eh, via!”, rise il cavaliere, “come puoi credere a queste frottole? I figli dei contadini non divengono re!”.

Il cavaliere lasciò lo scudiero, seguì il contadino e intanto pensava: “Non dirò certo a quest’uomo che sono proprio io il Re di Timpa, ma qualcosa devo trovare per stornare questo predizione che mi rovina”. Quando giunsero alla cascina il bambino era già nato. “Com’è bello!” disse il cavaliere. “Io non ho figli e, se mi date questo per figlio, vi farò ricchi”. La madre si ribellò all’idea che le portassero via il piccino, ma il padre, che teneva ai denari, cercò di persuaderla.

“Vedi”, disse, “fra signori si conoscono, e forse è proprio questa la via perché nostro figlio diventi re, come vogliono le predizioni”. La donna cedette.

Battezzarono il bambino col nome di Alfonso, per riprendere un nome che già aveva una fama sul trono di Spagna, e poi lo avvolsero in una coperta di lana. Il cavaliere lo prese e, con quel fagotto fra le braccia, raggiunse lo scudiero in un fitto bosco. Gli dette subito il suo fardello e gli ordinò: “Uccidi questo bambino e buttalo in mare”. Lo scudiero tentò di dissuadere il Signore dal mettere in pratica il suo disegno Ma il Re insistette, minacciando di mandano via se n avesse obbedito. Allora il buon uomo prese il bambino e portò nel più folto del bosco; lo nascose in una tovaglia poi seguì il suo sovrano fino alla reggia. L’uomo abitava una casetta in mezzo al parco. Poi riprese la strada del bosco, cercò la grotta dove ave lasciato il bambino e lo ritrovò che piangeva per la fame. Portò allora a una contadina sua conoscente, che aveva avuto da pochi giorni un figlio, e le raccomandò di allevarlo e cura, dandole del denaro per compensarla.

Dopo quella sera, lo scudiero tornò spesso a vedere il piccolo che cresceva bello e fondo, lo raccomandava alla nutrice e la compensava ancora delle cure che prodigava. Cosi passarono i giorni e gli anni e lo scudiero, che non aveva avuto figli suoi, si sentiva sempre più legato al bambino che aveva salvato, e che, perciò, gli pareva un po’ suo.

Il bimbo, ormai ragazzino, una mattina incontrò una bambina della si stessa età, che stava raccogliendo qualche fiore. Egli restò a guardarla a lungo, senza osare di rivolgerle la parola. Da quella mattina quasi ogni giorno la Principessina tornò in giardino, trovando sempre il ragazzo col quale nacque ben presto una serena amicizia.

La Regina si accorse di tutto e ne parlò al Re, che chiamò lo scudiero e gli disse che era necessario allontanare subito i due giovani.

Al momento del distacco si dissero addio con gli sguardi che con le parole. Dopo vari mesi il padre, che la adorava, pensò di inviarla da suo fratello, che era un amico del Re di Spagna. Quando lo zio credette che il tempo avesse cancellato dal cuore di lei il ricordo del giovane, bandì una grande giostra, nella quale i più nobili giovani del suo regno e dei reami vicini avrebbero combattuto in scontri e duelli, e promise che la Principessa avrebbe offerto di sua mano il palio della vittoria al vincitore.

Alla sfilata si presentò anche, per ultimo, un giovane, su un purosangue candido: portava lo scudo senza alcuna insegna, segno evidente che nobile non doveva essere. Lo strano giovane tuttavia legò sulla sua corazza un fazzolettino rosa leggerissimo, quasi a indicare che quello era il suo emblema e la sua insegna. Chiarastella, seduta al posto d’onore, si sentì mancare dall’emozione riconoscendo immediatamente un dono di addio che aveva dato a quel ragazzo.

Dopo il duello, l’unico vincitore fu il personaggio misterioso. La Principessa, commossa oltre ogni dire, si alzò, si chinò verso il Re e gli chiese il permesso di concedere, come premio al vincitore, la sua mano; e avutone un lieve cenno di assenso, porse la sua mano al bel cavaliere.

Il Re di Timpa, presente in incognito alla giostra, riconobbe il giovane giardiniere, ma non fece opposizione. Così il ragazzo divenne il futuro successore di Timpa.

(di: P. Rescio)