IL CASTELLO DI SAN MARTINO

Vicino al centro urbano di Stigliano insiste una masseria fortificata, seicentesca, denominata Grancìa di San Martino. Qui, una volta, un padre di famiglia, rimasto vedovo, si era incapricciato della figlia e voleva sposarla perché somigliava in tutto e per tutto alla madre.

San Martino

La ragazza respinse la vergognosa proposta ma non riuscendo a resistere alle insistenze del genitore invocò la Madonna la quale suggerì di dire al padre che avrebbe acconsentito alle nozze a patto che egli le avesse regalato due abiti: uno tempestato di gemme e di brillanti e l’altro bello come la luna e il sole.

La giovane si comportò come le aveva consigliato la Vergine e lo sciagurato padre si mise a girare per il mondo in cerca delle due vesti. Cammina e cammina, dopo aver fatto il giro del continente chiamò il diavolo e in cambio del suo aiuto gli promise l’anima.

Tornato a casa, mostrò gli abiti alla figlia e le ingiunse di prepararsi alle nozze che si sarebbero celebrate il giorno dopo. Disperata, la ragazza pregò ancora la Madonna di soccorrerla, e la Vergine le disse di non preoccuparsi e di mettere in un catino d’acqua un pappagallo che sapesse pronunziare “Mò vengo”, giacché così avrebbe dovuto rispondere quando il padre avesse esortato la figlia ad andare a letto.

La piccola eseguì l’ordine della Madonna e la sera delle nozze, quando il padre s’era già coricato e la sollecitava a raggiungerlo, ella oppose che doveva ancora finire di lavare i piatti. Mise il pappagallo nel catino e se ne fuggì. Allorché l’uomo ripeté l’invito il pappagallo, sbattendo le ali nel catino, disse: “Mò vengo”. L’infame, a quel rumore, credette che la figlia stesse realmente sfaccendando e si dispose ad aspettare.

Intanto la piccola, accompagnata dalla Madonna che si era trasformata in una vecchierella, era arrivata a Matera. Bussò al portone del castello del principe, nel vederla così tapina non volle riceverla e permise appena che alloggiasse nel pollaio.

Un giorno il principe, che era sceso a prendere le uova nel cortile, restò colpito dalla bellezza della fanciulla, ma essendo troppo povera non poteva né amarla né sposarla. Se ne distolse a malincuore, però se ne distolse.

Qualche sera dopo si dava a corte una gran festa da ballo alla quale partecipavano tutti i signori del circondario. La Madonna provvide a vestire la sua protetta con un abito colore del cielo e trapunto di stelle, le diede un sacchetto di cenere e l’accompagnò fino all’ingresso del palazzo. Nel vederla, tutta la corte di dame e cavalieri rimase abbagliata e il principe, che non sapeva spiegarsi chi fosse mai quella fata, ne fu così fulmineamente invaghito che quando scomparve dal salone la fece seguire dai suoi servi.

La ragazza, però, una volta che li ebbe a tiro si girò di scatto, buttò sulla loro faccia un pugno di cenere e si rese invisibile. Intanto il principe, che non poteva prendere sonno per l’emozione e continuava ad arrovellarsi sul chi e sul come, fu d’un tratto folgorato dalla somiglianza della bellissima fata con la fanciulla che aveva adocchiato nel pollaio. Allora si precipitò nel cortile per verificare, e potete giurarci che ne ebbe la conferma.

La prese per mano e la condusse dai suoi genitori. Essi, ora che l’avevano ammirata nell’abito color del cielo trapunto di stelle, la considerarono degna del manto regale e benedissero le nozze.

(di: P. Rescio)