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"Realta'
di Cirigliano"
Maestosa
m'appare
invidiata dai lustri... la torre,
mosaico, pietre grige in colori sfumati
sovrasta i tetti rosso ruggine.
Le stradine silenziose, ombrate
dal tramonto che n'ha spento l'arsura.
I ricordi si rincorrono,
nella scalinata che porta al vecchio lavatoio
ove le melodie più ardite facevan'eco
allo sciaqquittio dei panni, o sotto gli archi
c'han visto crescere novelli amori.
Curiosi s'affaccian balconi colorati
non più solo!
Adolatrarti sino all'ipoteosi
avvolto nell'oblio, silenzioso ti scruto.
Gioventù, gioventù scandisce un vecchio
momenti lontani anni luce,
ancella inseparabile, il suo bastone
si trascina lento, la sua modesta dimora lo attende.
Povertà regina dei miei luoghi d'infanzia
puntualmente ti ritrovo, umile, accogliente, solidale.
Ridiscendo dai vicoli tortuosi
là dove si disperde la vecchia mulattiera
fin giù tra i sassi arsi dal sole
aspettando la nuova pioggia che tarda ad arrivare.
Gli ultimi bagliori di un giorno che muore
si disperdono, tempo e storia lasciano
immutati reperti di una civiltà antica,
trafusa, inalterata:
la grotta dell'eremita così lontana dal presente, ma viva, viva
negli anni
è ancora il vento sibila
melodie mute nei misteri che l'avvolgono.
Ulivi e vigne t'adornano
occhi ciechi d'una terra ingrata,
l'autunno sonnecchiando
impoverirà i tuoi vicoli da illustri vacanzieri,
poi l'inverno, freddo e neve
nei suoni di zampogna
ti muterà in presepe
ed il tuo fascino non morrà,
sorniona, aggrappata su quella collina
ti rivedrò ancora nei miei sonni,
nel barlume d'una candela,
nei colori languidi d'un tramonto
quando la noia mi prenderà il passo,
ti rivedrò...
angolo di mondo in una terra lontana.

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