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Le poesie Fuori concorso |
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Perched on a hilltop
Like a sweet mother bird
Watching over her young
With lyrical care,
Lies my Cirigliano
Looking over the sacred land
Where our ancestors bled.
In your deep gentle eyes
We behold ancient tears
The bearing of pain
The tireless love in your heart.
In your soul
Lies the root of all that is good
Of ancient songs
That bring us to tears
A heart shaped mother
With invisible strings
Anchored gently to those of her children.
You call us in silence
With a broken voice
With wide open arms
You wait with a smile
Especially those
Strewn so hopelessly far.
Cirigliano
A heart within a heart
You forever hold my heart.
Rosetta Urgo
8/21/2005
A Cirigliano
Posata su una collina
come una dolce mamma uccello
che guarda i suoi piccini
con lirico amore,
e' la mia Cirigliano
che guarda la sacra terra
del sangue dei nostri avi.
Nei tuoi occhi dolci e profondi,
le lacrime antiche
di chi sopporta il dolore
con eterno amore nel cuore.
Nel tuo animo,
la radice del bene del mondo
vecchi canti
che ancora commuovono il cuore.
Una mamma a forma di cuore
con lacci invisibili
ancorati dolcemente ai suoi figli.
Ci richiami in silenzio
con voce rotta
a braccia aperte.
Aspetti sorridente
specialmente i tuoi figli lontani.
Cirigliano,
cuore dentro un cuore
per sempre nel mio cuore.
Rosetta Urgo 21/8/2005
Cirigliano
Di Giambattista Urgo
....e mi vengono in mente
quei poveri vecchi contadini
che salivano tutte le sere
per la via Chiana
per guadagnarsi un pezzo di pane
e mi viene la disperazione
che non posso vedere il mio paese:
Ma dove sei?
Io ti sto cercando.
Dove ti sei nascosto?
Fatti vedere.
Se ti guardo dalla Foresta,
mi sembri una fortezza.
Se ti guardo dalla Fiumara,
mi sembri un panorama.
Se ti guardo dai Cancelli,
mi sembri una Cappella.
Se ti guardo dal Vallone,
vedo solo il burrone.
Se ti guardo dal Querceto
vedo una massa di pietre.
Se ti guardo dalla Laura
vedo solo il Calvario.
Ma che forma tiene il mio paese?
Ha la forma dello stivale?
No.
Ha la forma di uno scarpone?
Ma no.
Ma che forma tieni o mio amato paese?
O mio diletto e amato Cirigliano.
Come sei buono!
Hai la forma del cuore.
Da: Ricordi di Cirigliano, di Giambattista Urgo
CIRIGLIANO
Di Giambattista Urgo
Cirigliano,
Fronte di barriere
Tutti siamo fieri.
A primavera,
Com’e’ bello camminare
Per la strada mulattiera!
Per sucare le sucamiele,
Quei fiori a pioggia di candele
Dove le api vanno a prendere il miele.
Guardando quegli usci tutti chiusi a
Fasce di spine.
Un giorno,
Presto di mattina,
Ne scostai uno pian pianino
Per guardare nella cascina.
Vidi una casetta,
E intorno tutte rose bianche, rosse e vellutate
Con una pianta di cirasa
Con quei frutti ben maturati.
Guardando ancora,
Vidi un vecchietto seduto e appisulato
E gli domandai:
“Buon uomo, per favore,
Mi fai assaggiare le cirase?”
Mi rispose cosi aggarbato:
“Solo perche’ me lo hai domandato,
Fatti una bella panzata.
Mo fai ci fai, riempimi stu panaro.”
Ed io dissi nella mia mente:
- Ma io tengo
da fare.
Non posso abbondare che si fa tardi
Ed io devo andare a quagliare –
Allo stesso tempo
Non potevo rifiutare
Perche’ lui fu molto gentile con me.
Finito il mio compito,
Mi avviai
Passando davanti a una specie di masseria
Dove ci stavano le galline.
Camminai
E arrivai a un sentiero,
Sembrava una guardiola.
Continuai a camminare a passi
Piu’ stretti
E arrivai a Tempo Torretta.
Mi girai intorno
E vidi tutti quei costoni
Di ginestre asciummate
A capo calato –
Eh si,
Perche’ la notte aveva piovuto
E stavano tutte allineate.
Sembrava il Mare Ionio
Con quei fiori gialli dorati.
Cirigliano,
Solo a pensarci,
Mi si spezza il cuore –
E adesso sono venuto a scolparmi
Per le parole che dissi
Quando partii in America.
Era il tredici dicembre,
Stava passando la processione di Santa Lucia
E tutti piangevano,
Anche le mie figlie.
Io dissi:
“Entrate in macchina!
Che c’e’ da piangere?
Io ci metterei una croce
In questa piazza.”
Chiedo scusa a tutti questi miei paesani.
Ora ho pensato di non mettere una croce,
Ma una stella sulla Torre del Barone
Per allegrare il mio cuore
E augurare a tutti voi
Una buona vecchiaia
E che io possa sempre
PICCOLO PAESE
Su dall'alto di Monte Piano
il mio sguardo si ferma a Cirigliano,
un paese piccolino
dall'aspetto assai carino.
Case vecchie stonacate
perche' son state abbandonate,
i padroni poveretti
ad andar via son stati costretti
perche' lavoro non c'era,
ma la gente mangiar doveva.
Strade piccole e tortuose
non trafficate e silenziose.
Il palazzo baronale
sul burrone sta a guardare,
guarda pure la piazzetta
molto bella e piccoletta.
Di strutture non ce n'e'
ma siam ricchi e sai perche'?
La tranquillita' di casa e'.
La corona di montagne
tutta intorno e' verdeggiante,
e Cirigliano vanitoso
si sente assai prezioso.
Cirigliano e' tanto amato
e per questo non e' inquinato
ma al contrario e' rispettato.
Enza Villone, 11 anni"
A FEST
R NATL
M'arecord a fest r Natl a Cereglien
quann scennei u buambinill
pour nta' casarella nost.
Mamm se vestei com a befana
e mettei’ le pir nta cener
e poi scei cammnann nda cas
pe f vere' c'a befan ier venout.
Noui criatour nce crerimm
e a nott n'ammucciam sott a cupuert
pecche' avimm paoura ra befana.
U muatein pero' a babbalent
currimm a la camastra
ndo ieren appes le cauzett
pe vere' ce n'avei purt-t a befana.
Acchiamm semp
ne roi caramell, nu purtuall
e ne pecch re cenr e carvoun.
U iurn r Natl ierem tutt cuntent
e nu verimm l'ora ca papa' leggeia
a letterin r Natl ca ier ammucciat sott u piatt sou
accusse' ne racei nu reial.
Papa' mangi-v appost chi-n chi-n
pe n fa aspett' chio' assai
e faceia fint ca nun sapei
ca propio sott u piatt sou
ncer a cartulein c'avvimm scrett noui.
Come vuless turn' nat vot zecc
pe m'assett' a chell tavl r Natl
nzemml a mamm a papa' e le sor meie
e mangi' chill maccaroun ca sapinn
come o cor rovce rovce r Ceregliena meia.
Mo' teng tanta cose bell
ma nint assemeglia a chill iurn bell.
Rosetta Urgo
5 settembre 2005
ADDIO A CIRIGLIANO
Chissa' se son memorie esatte oppur dolore
che riportano la mente al luogo mio d'amore.
Arrivo' il giorno degli addii pietosi
il giorno che stacco' dall'albero natio il
ramoscello.
Gli eventi, i baci, abbracci, e le parole
riecheggiano sommessi in fondo al cuore.
Io non so dirli ma il dolore e' vivo
ed esso ancor si sente forte e crudele.
I viaggi allora non erano vacanze
e se si partiva, si partiva per sempre.
E come spieghi questo a una bambina?
E' come dire "amore ti strappo il
cuore."
Tutti quanti al paesello vennero a dir gli addii
come tanti pulcini stretti intorno a noi.
Senza parole, ma con occhi tristi
con quel dolore che fa tanto piu' male
perche' muto
Mila, Margherita, Filomena
intorno a me con occhi bassi e tristi
ed io che non mi sapevo consolare,
piu' le guardavo e piu' il cuore si straziava.
Nemmeno oggi so star con gli occhi asciutti
pensando a quel giorno che mi strappo' dai visi
amati e belli.
Tanti anni son passati da quel giorno,
tanti fiumi di gente son scorsi davanti agli
occhi miei
e poi spariti nei fiumi dell'oblio,
solo quei visi mi son rimasti dentro
come madonne belle e addolorate.
Paese mio, paese dell'infanzia
ti dissi addio chiamata dal destino ad andar via
ma a te lasciai il mio cuore,
e se ascolti silenziosa in un tramonto dolce
me sentirai schiamazzare tra le strettele amate.
Rosetta Urgo
10/1/2005
IL
CASTELLO DEL BARONE
Il castello del barone
Che si affaccia sul burrone
Con la torre maestosa
Tutti invita calorosa
Come mamma premurosa.
Sei la sede di bei giochi
Di ricordi tramontati
Ti ricordi cortiletto?
Si giocava alla campana
Con i figli dei baroni
Facevamo il girotondo
Sento l’eco del vocio
Risuonar nella mia mente
Di bambini malvestiti
Sorridenti e spensierati
Oh che bel castello
tolleri e tollera’
Sei il castello dell’infanzia
Sei la reggia dei ricordi
E ricordi la scaletta?
Anche lei sede di giochi
Ci ascoltava canticchiare
Ninna nanne dialettali
Noi mammine piccoline
Con le bambole inventate
Con la mia amica del cuore
Che veniva da lontano
E con lei incominciavo
A parlare in italiano
Mila Mila facciamo il
zumpo
Ti ricordi ?
Nei meandri della mente
Tra gli scorci
serpeggianti
Sotto stelle lampeggianti
Nelle lunghe estati calde
Negli inverni dolci e
calmi
Resta un lembo del mio
cuore
Mio dolcissimo paese
Reggia sacra dell’amore
Di ricordi tramontati
Che mi danzano beati
Sulla pista addolorata
Di quest’anima lontana.
Rosetta Urgo
14 novembre 2005
Riflessioni dolci come poesia ma non scritte in
rima:
Natale a
Cirigliano, di Rosetta Urgo
Non esiste un
momento piu' magico di quello irradiato dal
calore della memoria.
Chiaramente i
ricordi di un emigrato sono cristallizzati e
sempre presenti cosi' com'erano tanti annni fa,
al momento dell'abbandono del proprio nido. E'
ovvio anche che il modo in cui noi viviamo
l'essenza del nostro paese e' diverso dalla
realta'. Non abbiamo potuto partecipare ai
cambiamenti avvenuti attraverso i lunghi anni di
assenza, e per questa ragione sembreranno
irreali, antichi, poco identificabili nella
realta' di chi li ha vissuti dal vivo.
Per me, il Natale a Cirigliano restera' sempre
un momento magico, un momento atteso con
grande ansia per un anno intero. Era il
momento della trasformazione, il momento in
cui dolori, disappunti, difficolta' economiche
e rancori personali si scioglievano nella
dolce atmosfera della nascita del Bambino piu'
buono del mondo.
Il paesello diventava un dolce brulicare di
gente indaffarata, che si abbandonava anima
e cuore alle preparazioni della grande
festa. Ma non solo, il paesello aveva
una lontana somiglianza a un presepe
francescano, con il suo biancore, le
pecorelle, le stesse ristrettezze economiche
che assillavano quasi tutti gli abitanti.
La notte di Natale si attendeva con
riverente timore la nascita di Gesu'
Bambino che nella chiesa madre faceva il
suo passaggio dall'angolo piu' alto della
soffitta fino ai piedi dell'altare.
I
bambini, con i loro visetti stregati ed
illuminati da pura meraviglia rivelavano
la purezza di un grande sentimento umano,
quello che forse con il passare degli anni
perdiamo irrimediabilmente.
Il mio
grigio paese del Sud
L'ho abbandonato una mattina
ch'era di buon'ora.
L'ho abbandonato nel silenzio,
col
cuore avvinto e commosso
da
un pianto freddo e occulto.
Dal finestrino dell'autobus
l'ho visto sparire dietro il poggio,
serrandolo in un ultimo
rabbioso abbraccio nel vuoto sospeso.
Non ho scordato
su
una collina
il
mio grigio paese del Sud.
E le sue strade,
cupe strade,
erte, squallide e desolate.
Abbandonato su un letto,
ho
contemplato, ore e ore,
il
quieto passaggio
di
quella mia selvaggia
maestosa natura.
Ed ho visto: volti,
lacrimosi e cari volti
sventolare, nell'aria ingrata,
fazzoletti variopinti.
E donne, donne
di
grigio e di nero.
E bimbi, bimbi gai e giulivi.
E giovani, giovani tristi e scuri,
ansiosi e severi
avvezzi alla fame.
E la terra, la terra e i costumi
del
mio grigio paese del Sud.
Li' si vive d'attesa!
La meta e' fuggire!
Giuseppe Fortuna, da "Il
Seminatore"
A publication of the Circolo Italiano of
Queens College
April 1969
CIRIGLIANO
Due fiumi di ricordi
Montagne e prati
verdi,
un candido Natale
e il sole a primavera.
Non importa se ogni
tanto
sembri
buio e silenzioso,
se la piazza è vuota
e
solo il vento ti
trafigge,
e
tra le tue mura sono
cresciuto,
è solo qui che mi
ritrovo
nella
pace e nei ricordi,
nel
profumo e nella
gente.
E se un giorno ti
lascerò
sarà
per poco
Verrò a riposare
tra
le tue braccia per
l’eternità…
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DOLCE
COLLINA
Chiudo gli occhi e rivedo la
dolce collina
che abbraccia le vecchie
casette
intorno alla vigile torre.
Rivedo le pietre baciate
dal sole
nel silenzio di un meriggio
tranquillo.
Con la mente ritraccio i mie
passi
per le vie serpeggianti
cercando
un passato immerso nel
tacito suolo.
Ti conosco a memoria
mio piccolo palco di giochi
d'infanzia.
Tu che in ogni lembo di
strada
conservi un ricordo
dolcissimo.
Chissa' come mai il Signore
abbia dato a te tanto sole.
Sei un abbaglio di luci e
riflessi
un giardino di mille colori.
Mi consumo pensandoti
paradiso perduto
nei meandri del tempo
tra i ricordi di riso e di
pianto.
Tra i bagliori accecanti del
sole
il candore di neve che
affonda i dolori
tra il pazzo danzare di
foglie autunnali
tra le viole, le rose ed
alberi in fiore
nell'aria e il respiro di
tutte le cose
sei tu, mia dolce collina
sigillo piu' caro dell'anima
mia.
Rosetta Urgo
31 gennaio 2006
QUANT
TE VOGLIE BENE CEREGLIE’
Cereglie’ quant t
voglie bene
u saccio ca so rumuos
quatt gatt
ca t fann cumpuagneia
ma quann so nat ie’
nc’er tanta gent
ca a pecc a pecc se n
ie’ giout
avvelen-t e pu cor am-r.
Tant disgrazie t’anna
rott l’anim
a gent c’aveia
campa’ fateann com
le ciocce
ca appen appen puteia
mett nu stuzz r pan
ammasst r lacr-m
mmocca a le criatour.
Ce tu sap quant
chiant s’ann fatt
le mamm e l’attn
nost ca s’accirinn
re fateica
e pe disperazion,
p’amore re le
feglie
se ne so giuot ru
puaies pu nurec
ngann.
Ann lasst tutt
cos, tutt a veit
lor
pe sce cercann a
fortoun a l’aut
banne.
Le terr ca na vot
iern recc e bell
mo so addvnt-t nu
flagell re frasc e
erv
pur lor abbandun-t
se sonn-n a zappa
re na vota.
Pur a natour
t’a fatt le
respitt
le fr-n t’ann
spacc-t u core
e chella pecc
gent ca ier
rumuos
se ne ie’
giout pe paur re
mure’ prucuot.
Ma nouie ca
seim lunt-n
nun te scurd-m
pe noi se semp
a mamma nost
lunt-n
bella com le
fiour toie
ca nun sa’ppaorun
re nasc minza
a l frasc mort.
Se’ a
mamma nost,
e aia’
sape’ ca
st feglie
toui lunt-n
te port-n
semp ndu cor
come na
marunell
ca pregan pe
le f’
turn’
nda’ le
vrazz toie
pe sent nat
vot o preim
amor.
Rosetta
Urgo
18 marzo
2006
Citazione
da:
Discorso
per il
70esimo
anniversario
della
Ciriglianese
Society.
Noi
Ciriglianesi
siamo
duri
come
la
pietra,
squisiti
come
la
frutta,
fini
come
l'aria,
rispettosi
e
amabili.
Rispettiamo
e ci
facciamo
rispettare.
Sappiamo
resistere
e
percio`,
la
nostra
societa`
non
morira`
mai.
ESULE
Un
giorno
se
io
n’andro’
sempre
fuggendo
di
terra
in
terra,
a te
ritornero’
paese
mio,
l’aer
tuo
a
spirar
ed
il
tuo
profumo.
Domenico
Mastronardi
Da:
“
Societa’
Ciriglianese”
November
1999
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Realizzazione di “Benni Paolo" |
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